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Microcamera in bagno a Roncade per filmare le colleghe: denunciato

Dei servizi igienici

Tecnico di 36 anni indagato per violazione della privacy: a ottobre era stato coinvolto in un’inchiesta sulla pedopornografia. La scoperta per caso analizzando i file sul computer

CASALE. Nel bagno di un’azienda di Roncade, dove lavora come tecnico, aveva piazzato una microtelecamera grazie alla quale riprendeva e filmava le colleghe quando andavano a fare i loro bisogni. Poi, scaricava le immagini nel suo computer e, per vanto, le inviava agli amici. A scoprirlo sono stati gli agenti della polizia postale di Catania, pochi giorni fa, al termine di una perizia nel computer che gli era stato sequestrato nell’ottobre scorso, al culmine di un’indagine sulla pedopornografia partita proprio dal capoluogo siciliano.

Il blitz della postale

Il tecnico, un 36enne di Casale sul Sile, è ora indagato per violazione della privacy, oltre che per detenzione e diffusione di pedopornografia. La sua vicenda è strettamente legata all’operazione antipedopornografia “Scacco Matto”, scattata nell’ottobre scorso su iniziativa della procura di Catania, in tutto il territorio nazionale. L’operazione portò alla denuncia a piede libero di venti persone, tra le quali due trevigiani, e all’arresto di tre uomini, tra cui anche un carabiniere in servizio a Napoli.

Le colleghe filmate in bagno

Nel calderone dell’indagine finirono anche uno studente 22enne di Meduna di Livenza e, appunto, il tecnico di Casale sul Sile che lavora in un’azienda che si occupa di infortunistica e sicurezza. Nel suo computer gli agenti della Postale trovarono album di foto compromettenti a cui aveva dato nomi come “Very hot and young”.

Chiaramente, il computer gli fu sequestrato e portato nel laboratorio analisi della Postale. E le sorprese non finirono lì. Infatti, all’interno di un file scaricato da un’app denominata Privary, protetta da una password, con un congegno che avrebbe cancellato automaticamente il contenuto se qualche estraneo avesse tentato di entrare, c’erano una serie di scatti che ritraevano donne mentre andavano al bagno.

Le indagini hanno poi permesso di accertare che il bagno in questione era quello dell’azienda per cui lavorava e le donna ritratte altro non erano che le colleghe di lavoro. Non solo. Tra le varie immagini sarebbero stati trovati anche autoscatti erotici alle spalle delle colleghe. Insomma, la situazione, alquanto complicata per le foto pedopornografiche, s’è ulteriormente ingarbugliata con le immagini trovate nel suo computer personale.

L’inchiesta

L’indagine prevede ora che vengano assunte le testimonianze anche delle colleghe del 36enne di Casale che saranno chiamate in questura per il riconoscimento delle foto. Riscontri necessari per cristallizzare l’accusa nei confronti dell’indagato trevigiano, che si tradurrà poi in un corposo capo d’imputazione.

La delicatissima inchiesta è ora nelle mani del pubblico ministero veneziano Andrea Petroni, in quanto i reati di carattere informatico sono di competenza della Distrettuale.

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