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AscoHolding deve pagare 10 milioni a nove comuni, tra azioni e interessi

Lo ha stabilito il tribunale delle Imprese di Venezia, accogliendo la tesi dei comuni che avevano contestato prezzi, criteri e modalità della liquidazione. Esultano Spresiano, Mareno, Cison, Giavera, Trevignano Segusino, Pieve di Soligo, Follina e Riese. Stoppata S.Lucia

TREVISO. Due milioni di azioni di Ascopiave; gli interessi; e pure una quota di spese legali. Non meno di 10 milioni, forse 11.Tanto dovrà pagare AscoHolding, la casa madre di Ascopiave, a nove comuni soci receduti nel 2018: Spresiano, Cison di Valmarino, Follina, Giavera, Pieve di Soligo, Mareno, Segusino , Trevignano, Riese.

Lo ha stabilito il tribunale delle Imprese di Venezia, accogliendo la tesi dei comuni che avevano contestato prezzi, criteri e modalità della liquidazione, avvenuta dopo le modifiche statutarie e la guerra nella casa madre. Erano 10, i ricorrenti, ma Santa Lucia ha visto rigettata la richiesta, non avendo optato allora per il concambio di azioni ma solo per una liquidazione “cash”. Un fronte su cui non è passata alcuna richiesta di rivalutazione.

A i 9 comuni AscoHolding dovrà pagare gli interessi, con tasso legale dal 20 al 23 maggio 2019 e successivamente secondo i canoni del codice civile. A Spresiano andranno poi ulteriori 504.042 azioni di Ascopiave; a Cison 251.981 azioni; a Follina 206.974; a Giavera 297.654; a Pieve di Soligo altre 23.340; a Mareno 453.226: a Segusino 248.234; a Trevignano 44.249; a Riese 2.639 azioni.

Solo a Spresiano la sentenza dei giudici porta di fatto 2,2 milioni di tesoretto; 1,7 a Mareno; 1,4 a Giavera; 1,3 a Cison; 1,2 a Segusino; 1 a Follina. Meno a Trevignano, Pieve di Soligo e Riese.

Sconfitta pesante per la Holding, che ha il 52% di Ascopiave. E inevitabile risvolto politico-amministrativo: ha vinto il fronte civico, i sindaci ribelli che hanno sempre contestato cda e maggioranza dei sindaci, il blocco Lega- Pd (in parte) e Forza Italia. Un salasso che sarebbe potuto essere ancora maggiore, se il tribunale avesse accolto anche la tesi che contestava il prezzo di liquidazione applicato dal cda (3,75€ /azione, anziché 4,04 €, o 4,192 €). Ma su questo punto il tribunale ha stabilito che l’entità della differenza non è tale da configurare iniquità. Di qui la “sconfitta” di Santa Lucia, liquidata solo in contanti e non con il concambio di azioni come gli altri 9 colleghi municipi soci.

Il verdetto chiude – per ora- una guerra cominciata nel luglio 2018, quando la Holding propose modifiche statutarie. I comuni civici, in profondo disaccordo, chiesero di avvalersi del diritto di recesso, pur restando soci con quote minime. La vertenza nacque sul prezzo fissato perla liquidazione, e a cascata sul concambio in azioni Ascopiave (1,4 azioni per ogni azione della casa madre).

«Siamo estremamente soddisfatti», dicono i sindaci ricorrenti, «Se abbiamo deciso di far ricorso alla giustizia è perché una transazione con la controparte da noi proposta non è andata a buon fine». Stando ai bene informati, la holding avrebbe offerto meno della metà di quanto chiedevano i “ribelli”.

Dal quartier generale di Pieve di Soligo nessuna dichiarazione ufficiale. Ma trapela che il cda esaminerà la sentenza , che pur respingendo diverse istanze dei comuni civici ha accolto l’impianto della causa.

Una certezza: non sono in discussione i dividendi ai comuni. Ma la sentenza porta con sè mille implicazioni. I fini giuristi fanno notare che il verdetto non aiuta i comuni che hanno scelto il concambio, ma non hanno intentato causa: Vittorio Veneto, Caerano, Cavaso, Pieve del Grappa, Possagno, Maser e Meolo. I giudici, indirettamente, certificano un depauperamento del loro patrimonio. 

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