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Tra Pedemontana e Asolano, ecco i paesi del Trevigiano dove più della metà di over 50 non si vaccina

Il nostro video-reportage tra Borso, San Zenone, Castelcucco, Asolo, Fonte, Altivole e Pieve del Grappa dove non si arriva alla metà di immunizzazioni tra quanti ne avrebbero diritto

ASOLO. Ai piedi del monte Grappa, nell’Asolano e nella Castellana la campagna vaccinale procede a rilento, tra diffidenze e timori. A disegnare la geografia di queste terre “no-vax” sono i numeri, quelli diffusi nei giorni scorsi dall’Ulss 2: nella pedemontana sono 7 i comuni dove la copertura vaccinale per gli over 50 è rimasta sotto alla soglia del 50%. Mentre nei comuni più “virtuosi”, spesso, si sfonda anche la quota del 60%. A questo territorio si aggiunge quello, praticamente contiguo, che abbraccia il centro di Castelfranco: Loria si ferma al 45%, Resana al 47,7% e Riese al 49%.

Il record negativo spetta però a Borso del Grappa (40,9%), seguito da San Zenone degli Ezzelini (42,8%) e Castelcucco (44%). Attorno alla città “dai cento orizzonti” si contano dunque a centinaia anche i “ritardatari” del vaccino.

Partendo da Asolo, con il suo centro di pergole e passeggiate che invitano all’incontro, alla convivialità e al dialogo incontriamo i due fronti che si sfidano al bar.

Il più scettico è il signor Elio Rodato: «Non so cosa mi buttano dentro» commenta «io non voglio vaccini, vorrei capire piuttosto da dove arriva questo virus, chi l’ha portato. Mi dispiace per loro che ci credono». Eccolo qui

No vax sull'Asolano: "Non mi vaccino, chissà cosa ci buttano dentro"

Si rivolge agli amici, che per la maggior parte hanno già fatto la prima dose: «Penso che sia un diritto e anche un dovere vaccinarsi» spiega Santo Cinello, in attesa del richiamo «soprattutto per recuperare un po’ di vita e relazioni umane». Nel territorio comunale di Asolo però la copertura si ferma al 47,1%.

Vaccinazioni basse nell'Asolano? "Non va bene, troppa diffidenza e ignoranza"

Nell’area della pedemontana e attorno a Castelfranco i numeri bassi dell’adesione confermano anche la percezione di alcuni farmacisti. Ci spostiamo in questo caso ad Altivole (47,8%), alla farmacia Sant’Antonio con il direttore Gabriele Guarniero.

No vax, il farmacista di Altivole: "la fascia dei sessantenni è parecchio restìa"

In un’altra farmacia, a Casella d’Asolo, la dottoressa Giulia Berti sottolinea anche l’effetto negativo delle strategie di comunicazione: «Si rivolgono a noi con titubanza, ma in questa fase le prenotazioni stanno marciando a un buon ritmo. Forse i media hanno contrapposto tante opinioni a persone che non avevano i mezzi scientifici per valutarne il valore».

Difficoltà a vaccinare, la farmacista di Asolo: "Troppe voci discordanti"

Per “scavallare” si passa nel centro di Castelcucco. Adriano Torresan sindaco di Castelcucco sta pensando di incentivare il vaccino diventando “testimonial” pro-vax: «Quando ho visto i numeri» sono le sue parole «sono rimasto un po’ sbigottito. Ho fatto il vaccino mercoledì scorso, ho avuto anche il Covid tra il 12 e il 20 dicembre. Vorrei fare un post per invitare i miei concittadini a vaccinarsi, già per le fasce over 80 la nostra amministrazione ha svolto un ruolo pro-attivo».

Fresco di vaccinazione è anche il sindaco di Borso del Grappa, Flaviano D’Agnol che da tempo fronteggia nel suo comune la presenza di un nutrito e agguerrito gruppo di mamme no-vax: «Per esperienza passata ho vissuto una certa distanza da parte di molte famiglie nei confronti del vaccino» spiega «questa valutazione e questa difficoltà che riguarda i figli forse ricade anche in questa campagna vaccinale. Qui sono morte di covid 4 persone, che non avevano particolari problemi, abbiamo subito molto la seconda e la terza ondata. Conosco chi è in dubbio, ma penso che ormai i dati dovrebbero fugare ogni timore».

Silvia Vedovato della locanda Montegrappa è sulla stessa linea: «Siamo tutti vaccinati e ci crediamo, è ora di uscire da questo incubo».

Borso del Grappa pecora nera sul vaccino, "ma non siamo tutti così"

Se le istituzioni vanno in una direzione, però non sempre il sentire comune mantiene la stessa rotta. Il giro finisce a Crespano del Grappa un cliente al bar si avvicina circospetto e si confessa: «Io non l’ho ancora fatto, non mi fido e non credo lo farò».

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Rampin: «Forte tradizione no-vax specie per l’età infantile, ma i contagi sono stati tanti»

Neanche Pieve del Grappa riesce a superare la soglia psicologica del 50% di copertura vaccinale. I dati di metà maggio segnalano che anche qui la campagna avviata nei mesi scorsi si scontra con una percentuale evidente di diffidenze e timori.

Sul fronte degli ultra novantenni la quota di vaccinati è pari all’83,1% dei residenti; si sale all’88,2% per la fascia 80-89, poi 77,8% per gli over 70 e giù a scendere precipitosamente con le fasce 60-69 e 50-59 che si attestano rispettivamente a 46,6% e 13,6%. Anche qui insomma la rincorsa ai vaccini, in linea con i territori limitrofi, non c’è proprio stata.

Rampin: «C'è forte tradizione no-vax specie per l'età infantile, ma i contagi sono stati tanti»

Il sindaco Annalisa Rampin parla oltre che come primo cittadino del comune pedemontano, anche come Presidente del comitato dei sindaci del distretto di Asolo (ex Ulss 8). In quest’area il coronavirus ha avuto un impatto notevole. L’area dell’Asolano ha registrato una trentina di classi scolastiche in quarantena già a metà febbraio e poi all’inizio di marzo ha dovuto fare i conti con un indice Rt a 1,2. Una delle conseguenze della cosiddetta variante inglese.

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Il medico: «È il frutto di personale pediatrico con posizioni contrarie»

I dati delle “terre no-vax”, dell’Asolano spingono la comunità ad interrogarsi. Non solo i sindaci, ma anche operatori e medici. Giacomo Toffol, pediatra, di Pederobba segnala come sia ancora lunga, importante e necessaria la fase di condivisione delle pratiche nell’ambito della prevenzione. Il medico mette in fila diverse possibili con-cause del “caso pedemontana”.

«Escluderei l’ipotesi che siano le mamme no-vax ad aver trascinato la popolazione» commenta Toffol «Forse è avvenuto il contrario. Questa è una zona anomala rispetto alla media. Io penso che l’esistenza di certi fanatismi sia la conseguenza di un ambiente no-vax più generale, non il contrario. Lo scopriamo adesso perché è la prima volta che si devono vaccinare le persone anziane, ma se facessimo un confronto anche sugli antiflunenzali troveremmo forse le stesse percentuali».

Una mentalità contro i vaccini che secondo Toffol parte da lontano ed è trasversale: «Nella zona di Asolo ha lavorato anche personale pediatrico con posizioni notoriamente anti-vaccini, probabilmente con questo atteggiamento può aver influenzato le persone. Noi medici e pediatri siamo dei punti di riferimento, e lo siamo sia nel bene che nel male. Se c’è qualche medico che non vaccina è un po’ una catastrofe, perché passano delle informazioni sbagliate che influenzano molto le persone. Ci tengo a ribadire che il vaccino è fondamentale, lo è adesso per il Covid, e lo è per tutte le malattie prevenibili».

Si è fatto abbastanza per fare cultura su questo fronte? «Anni fa abbiamo fatto un corso molto lungo coinvolgendo tutti i pediatri della zona con l’allora Ulss 8 Non è stato più ripetuto».—

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Nel resto della Marca, tra l’effetto Szumski e i “ritardi fisiologici”: la Sinistra Piave

A fare da contrappunto ai numeri dell’Asolano ci sono altri due piccoli comuni della sinistra Piave: Santa Lucia nell’area del Coneglianese e Sarmede nell’area vittoriese. Nel primo caso c’è un’evidente coincidenza. Il primo cittadino di Santa Lucia di Piave è un noto medico “dissidente” da sempre considerato vicino al movimento no-vax: Riccardo Szumski.

Il diretto interessato respinge le etichette, ma è un fatto che abbia partecipato al raduno anti-vaccinista promosso a metà aprile da “Ancora Italia” a Conegliano. I numeri del suo comune sono questi: 49,5% di vaccinati over 50 con un dato piuttosto basso nella fascia dei sessantenni (60-69) fermi al 56,9%.

I movimenti di opinione e le azioni delle amministrazioni locali possono avere un effetto sostanziale sull’adesione alle vaccinazioni? Il sindaco Szumski, che in queste ultime settimane è finito spesso alla ribalta (anche per una segnalazione all’ordine dei medici a suo carico), ha preferito declinare il nostro invito ad esprimere una sua opinione.

Mille no vax a Conegliano, ecco cosa dice Szumski

Chi invece confida in un progressivo cambio di rotta è il suo collega di Sarmede, un po’ più a nord, dove la copertura è ancora inferiore, ferma al 47,3%. «Conosco i miei concittadini» spiega il sindaco Larry Pizzol «e posso confermare che in questo periodo c’è una grande adesione alle prenotazioni. Forse c’è stata un po’ di attesa dovuta a qualche timore, soprattutto su Astrazeneca, ci sono state tante informazioni discordanti. In più da noi, nella terza ondata il contagio ha coinvolto molte persone, chi ha avuto il Covid ha un periodo di attesa consigliata più lungo: probabilmente si vaccineranno a luglio. Sono certo che stiamo per colmare il ritardo, la fascia sopra i 70 si sta riallineando sapendo che c’è tempo. Nel nostro comune», conclude, «non c’è alcun particolare sensibilità no-vax». 

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La lettera dei No Vax al questore: “Non siamo terroristi”

«Egregio dottor Vito Montaruli, Questore di Treviso, con le sue disposizioni ha impedito manifestazioni di cittadini pacifici, rispettosi dei dettati costituzionali in luogo aperto». Inizia così la lettera aperta firmata da Fabio Franchi, Devis Bonaldo e Katia Turchetto, gli organizzatori nella Marca delle manifestazioni contro mascherine e vaccini, iniziative non autorizzate dalla questura che però si sono svolte lo stesso, con il seguito di identificazioni dei partecipanti e denuncia degli organizzatori, come è capitato il 9 maggio a Vittorio Veneto, con momenti di tensione con le forze dell’ordine.

Manifestazione No Vax a Vittorio Veneto, le immagini della protesta

Nella lettera, gli organizzatori si lamentano che il questore abbia impedito «lo svolgimento di una riunione a causa di ragioni di ordine pubblico e di sanità pubblica». E parlano di «processo alle intenzioni» e di «compressione o addirittura il sacrificio di un diritto costituzionalmente garantito», quello cioé di manifestare le proprie idee. Insomma, sarebbero stati trattati come «una banda di terroristi sfascia vetrine».

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