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Finti stage per ottenere permessi di soggiorno, in undici a processo a Treviso

Il tribunale di Treviso dove è in corso il processo

Tra gli imputati anche un avvocato accusato di essere il professionista di riferimento degli stranieri che per poter rimanere in Italia erano disposti a sborsare migliaia di euro

TREVISO. Slitta al febbraio 2022 il processo a carico di 11 imputati accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Tra i nomi di spicco, c’è anche quello dell’avvocato Stefania Filippi che nel capo d’accusa viene indicata come “professionista di riferimento” di un ingranaggio teso a “procurare l’ingresso in Italia e a favorire la permanenza di numerosi stranieri, in violazione della legge sull’immigrazione”. A loro volta gli stranieri, una trentina, foraggiavano l’ingranaggio che permetteva loro di ottenere gli agognati permessi di soggiorno pagando cifre che fino a 10.000 euro.

A innescare l’inchiesta fu un’indagine della squadra mobile di Treviso nel 2009. A 12 anni dall’inizio delle indagini, il procedimento è arrivato soltanto ieri alla prima udienza dibattimentale davanti ai giudici del collegio di Treviso presieduto da Francesco Sartorio (a latere Leonardo Bianco e Cristian Vettoruzzo) ma un difetto di notifica ha fatto saltare l’udienza che è stata aggiornata al febbraio dell’anno prossimo. Inutile dire che la prescrizione incombe sul processo.

Oltre alla professionista del foro di Treviso tra gli imputati c’è anche il sandonatese Franco Biscaro, 57 anni, Hamadi Abdourabbih, 53 anni di Preganziol, Domenico “Mimmo” D’Agostini, 78 anni di Montebelluna, Sandro Costantini, 56 anni di Fossalta di Piave, Antonio Basile, 61 anni di Casal di Principe, Driss Rebroub, 44 anni di Cornuda, Ala Parfeni, 47 anni di Istrana, Ekrem Gasi 42 anni di Spresiano, Frederik Frimpong, 49 anni di Preganziol, e Issah Ibrahim, 49 anni di Treviso.

Nella vicenda era rimasta coinvolta anche Patrizia Loiola, 58 anni di Sandonà, presidente della Forcop Cora Venezia, la cooperativa, accreditata presso la regione Veneto, che organizzava i corsi formativi di 6 mesi per l’apprendimento della lingua italiana, essenziali per ottenere il permesso di soggiorno. Il punto è che Loiola, come il suo legale, l’avvocato Barbara de Biasi, ha dimostrato in un processo in rito abbreviato, era completamente all’oscuro del presunto giro di carte false per fare ottenere il permesso di soggiorno agli immigrati che pagavano, ed è stata assolta. «Ella - scrive il giudice Marco Biagetti nelle motivazioni dell’assoluzione - raggirata da Biscaro riteneva che tutti gli stage fossero effettivamente praticati, quando invece non venivano tenuti o erano approntati in modo non conforme alle convenzioni sottoscritte». —

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