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Barman morto, prosciolti i fratelli Stella nel giallo di Tovena

Francesco e Alberto Stella. La loro vicenda giudiziaria si è chiusa lunedì

Il gip archivia l’accusa di omicidio preterintenzionale. «Perseguiremo chi ha depistato le indagini con dichiarazioni false»

CISON. “Archiviato per la radicale insussistenza dell’addebito”. La giustizia ha messo la parola fine alla vicenda della morte di Alessandro Sartor, 45enne di Cison di Valmarino, avvenuta la notte fra il 30 ed il 31 maggio del 2019 all'esterno del locale Bakaro, nella piazza di Tovena.

Il giudice per le indagini preliminari di Treviso Umberto Donà lunedì ha disposto l'archiviazione dell'inchiesta a carico dei fratelli Alberto e Francesco Stella, di 33 e 28 anni, di Farra, accusati di omicidio preterintenzionale in concorso per la morte di Sartor.

LA VITTORIA DELLA DIFESA

«Le responsabilità di Alberto e Francesco Stella», commenta l’avvocato Danilo Riponti, «sono state smentite delle indagini sulla base di evidenze oggettive e filmati video che hanno escluso qualsivoglia ipotesi di omicidio preterintenzionale da parte dei fratelli Stella. Anzi Francesco, al momento del malore del povero Sartor, non era già più nella piazza, mentre Alberto, pur minacciato da alcuni presenti, ha atteso l’arrivo dell’ambulanza per poi allontanarsi per paura di ritorsioni dei presenti incitati dalla falsa testimone». Alessandro Sartor, impiegato come barista nel locale di Tovena, si accasciò tragicamente al suolo morendo poco dopo per cause successivamente ricondotte, dal consulente del pm, ad una «insufficienza cardiaca acuta, frutto ed esito terminale di pregressa patologia di miocardite ipertrofica ed ischemia miocardica».

Alesssandro Sartor

MORTE PER INSUFFICIENZA CARDIACA

Inizialmente si ipotizzò che il barista fosse stato colpito dai fratelli Stella. In particolare, fu una testimone a indicare i fratelli come i possibili responsabili dell'accaduto, ma i periti non hanno rinvenuto alcuna minima traccia di percosse o lesioni sulla vittima. Arrestati dalle forze dell'ordine, Alberto e Francesco Stella rimasero in custodia cautelare per quattro giorni, misura revocata il 4 giugno dopo l'esito dell'autopsia sul corpo della vittima. Con l'archiviazione di ieri, il Gip ha anche ordinato la restituzione degli atti al pubblico ministero per la valutazione di eventuali responsabilità in capo alla testimone sulle cui dichiarazioni si fondò l'iniziale incriminazione degli indagati. I fratelli Stella ritengono la vicenda «pianificata a tavolino da un gruppo di persone», sostenendo di essere stati «prima aggrediti e poi accusati ad opera di un branco». I due fratelli, a conclusione della vicenda processuale, si riservano anche di «perseguire chiunque abbia contribuito a depistare le indagini con una serie di false dichiarazioni». Piena, invece, la solidarietà alla famiglia del barista deceduto.

VICINANZA ALLA FAMIGLIA SARTOR

«Esprimiamo piena solidarietà alla famiglia di Alessandro Sartor», dicono Alberto e Francesco Stella, «deceduto esclusivamente in conseguenza delle proprie condizioni di salute purtroppo gravi, come hanno accertato in modo scientificamente certo i periti medici-autoptici. Il nostro desiderio è ora quello di andare fino in fondo nell’accertamento della verità, del reale andamento dei fatti e delle responsabilità di tutti, collaborando con gli inquirenti». Per l’avvocato Riponti, «viene spontaneo pensare la necessità di verificare se il lavoro pesante che stava svolgendo Sartor fosse idoneo alle sue condizioni di salute o addirittura del tutto inadeguato per la sua persona». «Ma di questo - aggiunge la difesa - se ne occuperà la magistratura oltre a verificare il motivo per cui un gruppo di persone si è lasciato coinvolgere avallando la tesi calunniosa di una testimone che ha contribuito a devastare la vita di più famiglie per oltre due anni». —



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