«Morte sospetta? Una casualità» Per la gente il vaccino è un dovere

Villorba

Colpita da un infarto dopo la somministrazione del vaccino Pfizer: le reazioni stanno a zero. Quello che è accaduto sabato mattina nel parcheggio dell’ex bocciodromo, attorno alle 11, alla novantunenne Irma Dall’Acqua, trevigiana che risiedeva da una ventina d’anni a Villorba, non incide sulle presenze al vax point. Centinaia di persone si presentano puntuali all’appuntamento con il vaccino. Del temuto fuggi fuggi, registrato invece con Astrazeneca, nemmeno l’ombra. Quella che si incontra in coda, tra le persone che attendono di essere vaccinate, è una maggioranza silenziosa, cosciente, che ha ponderato la propria scelta e si colloca agli antipodi rispetto agli estremisti no-vax. Se c’è del malumore, più che altro, è per le lunghe attese. «Speravo di aspettare un po’ meno» spiega Paolo Bornia, classe ’61, giunto a Villorba da Conegliano «ma stiamo affrontando un problema molto grande e questo comporta anche disagi e imprevisti incalcolabili». Ha paura degli effetti collaterali? «Sono qui per la prima dose, ho sentito la notizia del decesso avvenuto dopo il vaccino ma penso sia stata una casualità. Non sono particolarmente preoccupato, mi vaccinerò. Ritengo che vada fatto».


A Villorba convergono da mezza provincia: «Mi sono prenotata attraverso il portale della Regione» spiega Laura Coppo di Mogliano, che attende la chiamata all’ombra lungo il muretto che costeggia l’area «nel vax point più vicino al mio comune non c’era posto. Non sapevo dell’infarto della donna, ma per me non cambia nulla, abbiamo fatto la nostra scelta».

C’è chi il vaccino l’ha già fatto: «Oggi sono qui per accompagnare mia sorella» spiega Guido Toffoletto, classe ’60, di Nervesa «dopo un’ora di attesa è entrata per fare l’anamnesi. Io mi sono vaccinato qui nei giorni scorsi, non ho avuto particolari effetti collaterali. Io penso che il vaccino convenga sempre farlo, lascio i no-vax liberi di pensare e di esprimersi ma sono di altro avviso».

L’impatto della notizia della morte a breve distanza dalla somministrazione del vaccino, avvenuta sabato, è dunque impercettibile, per quanto statisticamente impossibile da riscontrare proprio nelle file dei “vaccinandi”. Ed è alle statistiche che si appellano in molti, fuori microfono, commentando la notizia del decesso. “Nessi tutti da verificare”, “incidenza minima sul totale”. In fatto di salute pubblica, la medicina incontra anche la statistica.

«Speriamo che i numeri ci salvino» commenta Roberto Barbato, classe ’52, che arriva da San Biagio di Callalta «qui si lavora all’immunità di gregge e lo si fa col vaccino di gregge».

Tra le persone in attesa c’è anche l’ex assessore di Treviso, Stefano Bastianetto: «Mi sono vaccinato con Astrazeneca lunedì scorso a Lughignano» spiega «qui accompagno mia moglie, c’è qualche disagio, che invece all’ex dogana non si è registrato. La nostra è una decisione ponderata da tempo. Siamo al punto in cui, per fermare l’epidemia, dobbiamo assumere in un ragionamento ampio verso la comunità. Ora la vera emergenza riguarda l’impatto psicologico, soprattutto in fasce d’età molto basse, bisogna fare investimenti su questo». —



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