L’autopsia conferma, Ricci è morto annegato

Eseguiti sul corpo del 32enne gli esami tossicologici. Rimangono aperte due piste: suicidio oppure incidente



L’anatomopatologo Alberto Furlanetto, non ha dubbi: è l’acqua nei polmoni la causa della morte di Alessandro Ricci, trevigiano di 32 anni, figlio dei titolari dell’Agribeton, trovato senza vita martedì della scorsa settimana all’interno di un sifone del canale dell’Enel a Crevada, tra San Pietro di Feletto e Susegana. Ieri pomeriggio, l’anatomopatologo Alberto Furlanetto ha eseguito l’autopsia sul corpo del ragazzo, dalla quale è emerso che la causa della morte è senza ombra di dubbio una sola, ossia l’annegamento. Il medico legale ha, infatti, trovato i classici segni riconducibili all’annegamento e l’acqua nei polmoni.


L’osso del collo, non completamente spezzato sul quale il dottore non si sofferma, non sarebbe rilevante, essendo avvenuto dopo la morte e dunque da imputare agli urti che il cadavere ha subito nel momento in cui si è incastrato all'interno del sifone dove è avvenuto il ritrovamento e al conseguente trascinamento. Non solo. Sul corpo del giovane sono stati effettuati i prelievi tossicologici, ma per l’esito si dovranno attendere i canonici 60 giorni, al termine dei quali ci saranno i risultati e si metteranno assieme i pezzi del puzzle. Sarà più chiaro se Ricci aveva bevuto, quanto, se nel sangue c’erano i segni di altre sostanze oltre all’alcol o meno.

Le indagini, adesso, dovranno dunque focalizzarsi sulle ultime ore del ragazzo, sui suoi movimenti, sulle sue frequentazioni. E rimangono aperte, escluso l’intervento di terzi, entrambe le ipotesi: suicidio o incidente.

L’autopsia sul corpo di Ricci, era stata richiesta dalla La pm di turno, Mara Giovanna De Donà. Il sostituto procuratore della Repubblica aveva conferito ufficialmente l’incarico alla ricerca di elementi utili a fare luce su quanto accaduto. Il ragazzo – ricordiamo – aveva partecipato a una festa dalla quale era andato via assieme a un amico cadorino. La decisione è stata presa anche nel solco della volontà della famiglia, che in più di un’occasione ha fatto capire di voler sapere cosa sia accaduto al ragazzo, dal momento che sono ancora troppe le incognite che pesano sulla tragedia, i cui contorni non sono stati ancora del tutto chiariti.

I genitori, in particolare, faticano a credere al suicidio del figlio. L’autopsia ha chiarito che la causa della morte del giovane di origine brasiliana, come presumibile, è stata l’annegamento. Adesso, però, rimangono aperte le due piste più accreditate: la disgrazia dopo la festa con l’amico cadorino, o il gesto estremo. Ma importanti sono anche i contenuti dei cellulari che la vittima aveva con sé. La prima ipotesi è suffragata dalle condizioni psicofisiche del 32enne, che la sera della scomparsa sarebbero state condizionate dall’abbondante alcol assunto assieme ad amici. La seconda, quella del suicidio, dalle scarpe e dal cellulare che il trevigiano aveva riposto davanti alla balaustra del canale dell’Enel. —



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