Contenuto riservato agli abbonati

Lo sport trevigiano scende in piazza: «Cento società rischiano di morire»

L’allarme del Coni: «I bambini stanno mollando, le squadre non riescono a sostenere le spese». Sabato sit-in in centro

TREVISO. «Ci sono bambini che stanno mollando a 10-11 anni: se non li rincorriamo, non li ritroviamo più. Ci sono società che rischiano di morire prima di settembre: almeno 100 nella nostra provincia. Stiamo perdendo tesserati, talenti, sogni». Il grido di dolore di Mario Sanson, delegato provinciale Coni, dice già tutto. La pandemia ha messo a durissima prova il mondo dello sport. E se l’alto livello, pur privato del pubblico, è riuscito a tenere botta, viceversa lo sport di base è stato anestetizzato.

Piccoli atleti senza allenamenti per oltre un anno, senza competizioni dal febbraio 2020: una generazione perduta. Un pianto per allenatori e società, perché dietro quei sogni spezzati c’è lo spettro di un futuro nerissimo per il movimento.

Un allarme che il Coni regionale (con il Cip) ha ritenuto di mettere in piazza, alzando per la prima volta la voce: sabato a Treviso, come nelle altre province venete, si terrà una manifestazione, a colpi di cartelli e slogan. Un presidio statico, che dalle 11 ruberà la scena in piazzetta Aldo Moro: saranno quasi in 100, fra atleti, tecnici, presidenti federali e di società. Il messaggio sarà “The show must go on, lo sport deve continuare”. Il dito puntato sull’attività di base, sugli “smarriti” Under 10 che per 15 mesi hanno dovuto rinunciare ad allenamenti e gare. I Pulcini del calcio, i Giovanissimi del ciclismo, i baby del Minibasket e Minivolley.

Segnali incoraggianti si erano visti la scorsa estate, poi per sei mesi è calata la notte. Uno spiraglio di luce l’ha garantito l’ultimo decreto, riportando i piccoli fra le braccia di club e piccole associazioni sportive. Ma è una ripartenza ancora blanda (per tante federazioni, le competizioni sono rinviate), la paura è che tanti bambini non si possano più recuperare. Il tutto mentre le piscine attendono il 15 maggio per la riapertura all’aperto (forse al chiuso dal 1° giugno) dopo mesi di patimenti. Ancora più lunga l’attesa per le palestre, che al chiuso torneranno il prossimo mese.

«Non c’è solo l’Imoco, non c’è solo l’alto livello», riassume Sanson, «Tutti i campioni hanno dovuto fare la trafila, passare attraverso i vivai. Il problema vero è oggi l’attività di base. Quella che è rimasta per mesi isolata, chiusa in casa, lontana dagli impianti. Bambini che non sappiamo se vorranno riprendere l’attività, bambini che hanno avuto il tempo di disaffezionarsi. Se li dimentichiamo, fra qualche anno avremo un Paese diverso e non certo migliore. Perché lo sport è salute e psicologia, perché lo sport forma le persone».

A oltre un anno dallo scoppio della pandemia, i numeri sono impietosi: «Temo di dover rinunciare per la prossima stagione al 10% delle società: ne abbiamo un migliaio, 100 potrebbero chiudere. Piccole realtà che da mesi combattono con i maggiori costi legati alle sanificazioni, con gli sponsor che non danno più i contributi di un tempo, con le spese fisse che corrono. Con i mancati introiti delle rette, perché l'attività è bloccata. Servono aiuti: come fanno le società a campare?».

I partecipanti al sit-in esibiranno cartelli del tipo “lo sport è cultura” o “lo sport è salute”. «Ma non sarà una protesta», conclude Sanson. I dati che arrivano dalle federazioni sono un pugno in faccia: la Federvolley trevigiana ha perso 1.900 tesserati Under 11. E il disagio della Federciclo, che dovrebbe riproporre le corse per Giovanissimi da giugno, non è dissimile: «Rispetto a due anni fa, accusiamo un pesante meno 35% nei tesserati e nelle manifestazioni organizzate», denuncia Giorgio Dal Bò, presidente provinciale Fci, «I Giovanissimi sono scesi da 500 a 300. Superavamo i 5mila affiliati, ora sono 3.500». —


 

Video del giorno

Sei tori in fuga lungo i binari a Roncade: due recuperati, quattro abbattuti

Gelato vegan al latte di cocco e ciliegie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi