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Esposto dei genitori a Monfumo: «I pasti in mensa a scuola non sono conformi a quanto previsto»

La scuola primaria e dell’infanzia di Monfumo

Il comitato lamenta l’assenza delle schede tecniche del cibo e difformità rispetto agli standard previsti nell’appalto

MONFUMO. “Tanto tuonò che piovve”, così dopo diversi mesi di tira e molla tra il Comune di Monfumo e il comitato dei genitori degli alunni che frequentano la scuola primaria e quella dell’infanzia, sono arrivate le carte bollate. Ben diciannove sono i firmatari dell’esposto con contestuale atto di denuncia-querela inviata alla Procura della Repubblica tramite la Guardia di Finanza di Montebelluna.

L’ispezione


La vicenda parte dal 2018 quando il Comune di Monfumo appaltò il servizio mensa per le scuole comunali alla Gemeaz Elior spa, azienda con sede legale a Milano, al prezzo di aggiudicazione di 3,47 euro per la scuola primaria e di 2,77 euro per quella dell’infanzia. Nella successiva delibera, vennero applicate le cifre da richiedere alle famiglie, rispettivamente di 4 e 3,20 euro, che lievitarono in deroga all’appalto di ulteriori 80 centesimi a pasto per l’adozione dei protocolli Covid-19.

Lo scorso novembre, a seguito dell’ispezione del comitato genitori nel centro cottura, venne rilevato l’utilizzo di materie prime la cui tracciabilità risultava impossibile vista anche la mancanza dei documenti di trasporto delle merci. Accertato quindi che ciò che veniva servito agli alunni non corrispondeva a quanto dichiarato, e non avendo ricevuto dal Comune alcuna risposta, il comitato, tramite Codacons, chiese che venissero messe a disposizione le schede tecniche delle materie prime utilizzate nel menù invernale. Viste le continue lamentele, la presidente, Nicoletta Bertinato, sollecitò gli uffici comunali competenti per ottenere spiegazioni.

A gennaio di quest’anno, visto il perdurare della situazione, scrisse nuovamente al Comune di Monfumo rimarcando che nel servizio mensa delle scuole c’erano dei prodotti che non dovevano essere serviti agli alunni.

La lettera

Nella missiva i genitori allegarono la foto di un sacchetto di pasta sul quale era scritto che il grano adoperato per la produzione della stessa non era di provenienza Ue, tutto ciò in difformità a quanto indicato nell’appalto. A fine gennaio, il primo cittadino inviò una comunicazione ai genitori informandoli che il Comune avrebbe potuto non avvalersi più della loro collaborazione, adducendo “perplessità in merito allo svolgimento dei compiti assegnati”, facendo intendere che l’ente non aveva l’obbligo di avvalersi della partecipazione del comitato. Apriti cielo!

La presidente scrive immediatamente al prefetto di Treviso, Laganà, chiedendo un intervento in merito e invia al dirigente scolastico numerose segnalazioni ricevute dai genitori degli alunni circa il servizio mensa che continua ad essere esercitato al di fuori di quanto aggiudicato in sede di appalto. Questa è la cronistoria riportata anche nell’esposto che segnala come persista la fornitura di pasti difformi dagli standard qualitativi per i quali il Comune di Monfumo ha aggiudicato il servizio mensa e che mancano adeguati controlli da parte dello stesso.

I genitori, per mano del loro legale, chiedono alle autorità giudiziarie di dare corso ad una indagine volta a verificare le condotte del sindaco, Ferrari, del personale del Comune e della ditta appaltatrice. L’azienda, contattata telefonicamente, ha deciso di non rilasciare alcuna dichiarazione, riservandosi di farlo nei prossimi giorni. Così come il primo cittadino.

«Noi genitori», dichiara Nicoletta Bertinato, «ci siamo visti costretti a fare un esposto perché tutte le richieste di chiarimenti sul servizio mensa, iniziate a novembre 2020, non hanno mai ricevuto risposte concrete. Siamo molto preoccupati, in ballo c’è la salute di un’intera scuola, era nostro dovere intervenire». —
 

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