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Aumento di cento euro e nuova professionalità Tute blu, sì al contratto

Vota il 91% dei 35 mila lavoratori del settore nella Marca Approvato l’accordo sindacale, solo in Electrolux vince il no

Francesco Dal Mas
2 minuti di lettura

Un aumento salariale tra i 100 ed i 112 euro per il quinto livello. È una delle principali voci del contratto dei metalmeccanici, che in provincia di Treviso è passato con ben il 91% dei voti. Solo all’Electrolux di Susegana hanno vinto i no: 547 contro 107, ma col 63% dei votanti. In due mesi di assemblee, Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil hanno consultato 151 aziende, dalle maggiori a quelle di più piccole dimensioni, hanno votato 8.034 metalmeccanici; d’accoprdo più di 9 su 10. Per il sì i lavoratori delle grandi fabbriche come De’ Longhi di Mignagola e Gorgo al Monticano, Breton e CIMM di Castello di Godego, Berco e Smartest di Castelfranco, Permasteelisa Spa di Vittorio Veneto, Ocsa di Crocetta, Sole di Oderzo, Fisher&Paykel di Borso del Grappa. E anche nelle realtà produttive dove nel 2016 era stata respinta l’ipotesi di rinnovo contrattuale (che si attestò al 74% di voti favorevoli a livello provinciale), quali Somec di San Vendemiano, Irca-Rica e Sipa del Gruppo Zoppas di Vittorio Veneto, passa il sì. L’accordo prevede tra l’altro l’aumento dei minimi salariali a regime di 100,26 euro per la terza categoria, 104,57 per la quarta e 112 per la quinta, la riforma dell’inquadramento professionale, nuove ed importanti miglioramenti su temi quali la formazione, la sicurezza e i diritti di informazione. Tra le novità, poi, un impegno delle parti a definire un quadro normativo sul lavoro agile a partire dal presupposto che l’attività svolta in “smart working” deve essere equiparata all’attività in presenza. «Siamo riusciti a ottenere l’aumento a tre cifre sui minimi salariali, superando la logica degli aumenti a consuntivo calcolati soltanto in base all’inflazione (IPCA – Indici dei prezzi al consumo armonizzato). Attraverso il rinnovo del contratto nazionale – afferma il segretario generale Fiom Cgil Treviso Enrico Botter –, si concretizza un investimento sul lavoro e sul futuro del sistema industriale del Paese e del nostro territorio in un momento di profonda incertezza e di radicale trasformazione. Ora che si è concluso positivamente questo passaggio fondamentale nella nostra provincia, attendiamo l’esito nazionale». «Il vasto consenso sull’ipotesi di accordo è stato determinato da due elementi chiave - commenta Alessio Lovisotto, segretario generale della Fim Cisl Belluno Treviso -. In primo luogo, va detto che la contrattazione portata avanti ha ottenuto un aumento salariale che di fatto va ad anticipare la crescita dell’inflazione, già iniziata, e quindi a tutelare il potere d’acquisto dei lavoratori, anche attraverso l’applicazione di alcune clausole di salvaguardia». Il secondo aspetto che ha raccolto ampio consenso da parte dei 35 mila lavoratori metalmeccanici della Marca è la riforma dell’inquadramento professionale, fermo agli anni Settanta. «Viene ridefinita la concezione stessa del lavoratore - spiega Lovisotto - che, grazie al nuovo contratto, viene ora considerato non più sulla base esclusiva della sua mansione, ma in base a dei parametri di merito, che riguardano la formazione, le capacità relazionali all’interno degli organigrammi e la mobilità professionale. Si tratta di un vero e proprio cambio di paradigma, che prevede tra l’altro la possibilità di una ulteriore messa a punto attraverso la contrattazione aziendale». Il settore metalmeccanico sta tenendo, come già visto nel corso del 2020. Il problema, semmai, riguarda i ritardi delle forniture della materia prima, elemento che sta preoccupando molte imprese e che è determinato da un forte disequilibrio macroeconomico: «La Cina e gli Usa sono usciti prima dalla crisi pandemica e stanno assorbendo tantissima materia prima, generando scarsità di materia sul mercato e aumento dei prezzi: qualche azienda potrebbe chiedere la cassa integrazione», conclude Lovisotto. —



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