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Dramma in tribunale a Treviso, ha un malore e muore poco prima del processo

L'uomo era imputato per omicidio stradale. Ha avuto un malore poco prima dell'inizio del processo a suo carico. Nonostante i soccorsi immediati è stato dichiarato il decesso

TREVISO.  Si è piegato come per allacciarsi una scarpa, poi è caduto all’indietro battendo la testa. Enzo Binda, 75 anni, imprenditore tessile di Loria conosciuto nel campo del manifatturiero, è morto nel corridoio del Tribunale di Treviso, davanti all’aula dove era atteso, sotto agli occhi increduli del suo avvocato, Maurizio Pertile.

È stato colto da malore, subito dopo aver preso un caffè al bar del tribunale, assieme al suo difensore, compaesano anche lui di Ramon, con il quale era amico da una vita. Binda era imputato di omicidio stradale, e quella di oggi  era la seconda udienza. Nel 2016, infatti, aveva investito e ucciso Giancarlo Moretto, ex sindacalista e operaio della Breton allora 73enne, dirigente della squadra di pallavolo della Polisportiva Godiges. 

Una tragica fatalità. L’uomo era partito direttamente dall’azienda, aveva bevuto un caffè con il figlio, poi si era diretto in tribunale doveva aveva incontrato il legale. L’udienza era fissata per le 12, pertanto nell’attesa, era andato al bar con il difensore, con il quale aveva scambiato due chiacchiere in tutta tranquillità. I due, poi, si erano incamminati verso le aule A e B, al piano terra.
 
È lì, davanti alle sedie dove si attende il turno, che a un certo punto si è accasciato ed è caduto all'indietro. L’avvocato e i suoi collaboratori hanno chiesto subito aiuto, attorno a lui sono arrivate le guardie, gli uscieri, i carabinieri. I presenti hanno iniziato a praticargli il massaggio cardiaco nell’attesa del 118.
 
Una volta arrivati, medico e sanitari hanno tentato di rianimarlo per una quarantina di minuti. Ma attorno alle 12.15 è stato dichiarato il decesso. Senza parole gli avvocati presenti, le persone che nel frattempo dovevano testimoniare in qualche aula di tribunale, i pm. Il processo, non si è ovviamente svolto.
 
Binda non aveva patologie, non prendeva farmaci, al massimo la pastiglia per la pressione. Non beveva e non fumava. Un fisico d’acciaio per la sua età. Si è con tutta probabilità trattato di un arresto cardiaco, comunque di un malore.
 
«Avevamo bevuto un caffè insieme» racconta il figlio Albano «era tranquillo, non era preoccupato nè scosso, neppure ieri (mercoledì ndr). Avevamo parlato del più e del meno. Mi aveva raccomandato di far bere il caffè ai ragazzi, avevamo discusso su chi andava a prendere il pane, cose così».
 
La vicenda dell’investimento, però, lo aveva segnato. «Certo, ci pensava spesso, soprattutto all’inizio, cinque anni fa, quando era accaduto. Sono cose pesanti che ti scombussolano» racconta il figlio. Forse quel dolore, lo aveva somatizzato, negli anni, senza nemmeno saperlo. Binda era un grandissimo lavoratore. Nonostante fosse in pensione, continuava ad andare nell’azienda fondata con la moglie, Gina Stocco, negli anni Ottanta, la sua creazione, dove oggi lavorano i figli Albano e Cristian. E anche ieri, prima di andare in tribunale, era passato per la ditta, che lavora tessuti per grandi marchi della moda.
 
«L’azienda era la sua vita» racconta ancora il figlio «ci teneva tantissimo, era la sua passione». Assieme ai suoi quattro nipotini e alla moglie. Oggi era la seconda udienza del processo, in programma l’audizione dei consulenti tecnici che avrebbero dovuto spiegare i dettagli dell’incidente. Ad esprimere cordoglio Dino Bonetto, responsabile Confartigianato di Castelfranco: «Siamo desolati, ci spiace tantissimo, siamo vicini alla famiglia».
 
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