Israa di Treviso, ultimatum a 5 addetti no vax

«Niente vaccino, sospesi senza stipendio». Infermieri, 6 diffide all’Ordine. Ma anche minacce e insulti

TREVISO. Mentre il fronte del personale sanitario scettico verso la vaccinazione contro il Covid si allarga, all’Israa di Treviso in cinque rischiano la sospensione dal lavoro senza stipendio. Il provvedimento, previsto dal decreto legge 44, scatterebbe per la prima volta nel Trevigiano.

Nelle quattro case di riposo che fanno capo all’Ipab cittadina chi aveva perplessità di vaccinarsi si stanno allineando. «Questa settimana li vacciniamo – fa sapere il direttore Giorgio Pavan – solo così le Rsa torneranno luoghi di vita. Su 80 operatori non vaccinati, in 40 hanno problemi di salute, ma fanno il tampone prima di ogni ingresso. Degli altri 40 solo 5 intendono resistere. «Sposterò quelli con problemi su mansioni diverse, se ci sarà posto anche per quei 5 bene, altrimenti verranno sospesi senza stipendio».

Frattanto i professionisti no vax si preparano a resistere. Dopo le dieci lettere di diffida recapitate all’Ulss di Marca dagli avvocati di medici libero professionisti, figurano altre sei diffide recapitate all’Ordine delle professioni infermieristiche (Opi) di Treviso.

«Sono dei moduli che ci intimano di non violare la privacy degli iscritti, citando la Costituzione e invocando la libertà di scelta della persona» spiega la presidente dell’Opi Samanta Grossi. Di fronte a queste istanze l’ente ordinistico non si è fatto scoraggiare.

«Abbiamo già inviato l’elenco di tutti i nostri iscritti alla Regione e non riteniamo di aver compiuto alcuna violazione perché l’albo professionale è pubblico» sottolinea Grossi «sarà la Regione a inoltrare gli elenchi all’Ulss che dovrà incrociare i dati per capire chi si è vaccinato e chi no. A quel punto l’Ulss ce lo comunicherà e noi lo riferiremo al professionista e al suo datore di lavoro che stabilirà se demansionare o sospendere».

Oltre alle diffide, all’Opi sono arrivate telefonate anonime di insulto e una email di minacce alla presidente, segnalata con una denuncia alla Polizia Postale. Il clima si fa sempre più incandescente.

L’Ulss non fa retromarcia, nei reparti stanno girando le circolari per l’ultima chiamata del personale, dopodiché ci saranno i colloqui e in caso di rinuncia, partiranno le segnalazioni. Medici e paramedici che non vogliono immunizzarsi o preferiscono aspettare si stanno muovendo per vie legali.

Pur non avendo inviato alcuna diffida, il dottor Riccardo Szumski, medico di famiglia a Santa Lucia di Piave, commenta: «Se si rispettano Costituzione e trattato di Norimberga, nessuno può essere sottoposto a vaccinazione contro la sua volontà. Specie se si sta sperimentando il vaccino, vedi AstraZeneca che ha cambiato più volte indicazioni e nome.

Per quel che mi riguarda ognuno farà ciò che deve fare, senza polemiche con nessuno». A prendere la parola anche Mattia Marchi, referente di Corvelva, associazione contro l’obbligo vaccinale in Veneto: «Stiamo monitorando eventuali sospensioni o provvedimenti nei confronti di medici o personale sanitario “no-vax” e siamo pronti a intervenire per supportarli».

Nel frattempo, un paio di medici si sono rivolti all’avvocato Barnaba Battistella, per chiedere assistenza legale in quanto non vogliono aderire all’immunizzazione. «Non è questione di vaccino ma di libertà di scelta» premette l’avvocato «senza fare carte false ci sono molteplici possibilità senza entrare nell’illegittimità costituzionale dal dichiarare di voler rimanere incinta al dichiararsi obiettori di coscienza in quanto animalista, visto che alcuni farmaci sono ottenuti dall’adenovirus di scimpanzé». Si preannunciano diverse battaglie in punta di diritto. —

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