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Papa fa ricorso contro l’ergastolo Il duplice omicidio dei coniugi Nicolasi in Cassazione

Nel collegio difensivo anche Paolo Camporini, che ha patrocinato Bossetti. Nel mirino degli avvocati la prova del Dna

CISON. L’ultima chance per evitare l’ergastolo Sergio Papa se la gioca in Corte di Cassazione e i suoi due avvocati Fabio Crea e Paolo Camporini del foro di Como (noto per aver difeso Massimo Bossetti, il presunto assassino della ragazzina bergamasca Yara Gambirasio) cercheranno di ribaltare le due sentenze di primo grado e di Corte d’Appello che lo hanno condannato al carcere a vita per il duplice assassinio dei coniugi Loris Nicolasi e Annamaria Niola di Cison di Valmarino.

I MOTIVI DEL RICORSO


Il ricorso alla Suprema Corte dei due legali di Papa riguarda vari aspetti, ma sono in particolare due gli elementi sui quali faranno leva per cercare di annullare le precedenti sentenze. Il primo riguarda il Dna, la cosidetta prova regina, e il secondo l’orario in cui è avvenuto il duplice omicidio, che avvalorerebbe l’alibi di Papa. Per quanto riguarda il Dna, i difensori di Papa contestano l’accertamento effettuato nel corso dell’autopsia, quando da sotto un’unghia di Annamaria Niola fu trovato, secondo l’accusa, frammenti di pelle riconducibili all’imputato. Critiche pesanti che riguardano non solo una presunta pocedura irregolare nell’acquisizione dei frammenti di pelle ma anche la valutazione della loro riconducibilità al Dna di Papa. L’altro punto su cui punta forte la difesa è l’orario del decesso. Secondo gli investigatori, avvenne tra le 5.30 e le 8 del 1° marzo 2018, mentre la difesa, che adduce “ragionevoli valutazioni scientifiche”, lo sposta alle 11, quando Papa aveva un alibi di ferro: si trovava dal fratello.

l’udienza a roma

Non è stato ancora stabilito il giorno in cui verrà discusso il caso Papa in Cassazione. La difesa schiera una vera e propria potenza di fuoco per tentare di ribaltare l’esito dei processi di primo e secondo grado. Il ricorso per Cassazione è stato steso soltanto dopo che la Corte d’Appello aveva depositato le motivazioni della sentenza che confermava l’ergastolo, già inflitto dai giudici di primo grado. Novantotto pagine di motivazioni per ribadire la colpevolezza di Papa. Tesi diametralmente opposte a quelle della difesa. Vari gli elementi che i giudici della Corte d’Appello di Venezia hanno sottolineato per corroborare la tesi della colpevolezza di Papa. Dal Dna dell’imputato trovato sotto le unghie della mano sinistra di Annamaria Niola, all’attendibilità delle confidenze autoaccusatorie fatte dall’imputato a un marocchino, dalle intercettazioni ambientali dei genitori di Papa al loro tentativo di preconfezionare dichiarazioni da dare agli investigatori sono tra le fonti di prova avanzate dai giudici della Corte d’Appello.

FERITE DA INTERPRETARE

In particolare il Dna trovato sotto le unghie della mano sinistra di Annamaria Niola dimostra, secondo i giudici veneziani, come «durante l’aggressione, l’anziana sperimentò un disperato, laborioso ed estremo tentativo di difendersi». Inoltre, l’unghiata al volto di Sergio Papa riscontrata durante un interrogatorio, dopo l’arresto, fu «cagionata a Papa da Niola» e non da Nicolasi, come sostiene l’imputato, il giorno prima del delitto, quando fu sorpreso nella proprietà dei due coniugi senza un valido motivo se non quello di chiedere la famosa ricetta delle frittelle.—

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