Il sogno di Elena e Luciano. Suoni dalla “casa del rock” nel cuore delle colline Unesco

La coppia di San Pietro di Feletto è stata ispirata, qualche anno fa, dalla tappa trevigiana del karaoke di Angelo Pintus. «All’inizio usavamo questo edificio come sala prove per i nostri pezzi, poi ci siamo venuti ad abitare»

LA STORIA

Incanta “la Casa della musica” di Luciano Casagrande e Elena Stocco: l’amore è scoccato al karaoke di Pintus, che faceva tappa a Treviso, e adesso c’è un’abitazione che richiama gli States. Si legge: “Benvenuto chiunque voglia farci visita per suonare e cantare qualcosa in compagnia”.

Si trova a San Pietro di Feletto questa casa, a cavallo tra l’antica Pieve di San Pietro di Feletto e la Val Trippera. Un’abitazione dalla foggia atipica per le aree del Prosecco. È accerchiata dai vigneti e ha la facciata rivestita da vecchie chitarre e bassi elettri.

Richiama di più le sonorità d’oltreoceano, il sound di città come New Orleans, la capitale mondiale del jazz o i riff country di Nashville, nel Tennessee. Paesi degli States, in cui gli strumenti musicali, oltre ad essere suonati con passione, sentimento e vigore, sono parte integrante della vita di tutti i giorni e non c’è casa o angolo di qualsiasi locale in cui una chitarra, un basso, un banjo o una tromba non trovino una loro collocazione.

Elena, Luciano e la casa del rock tra i colli Unesco



L’IDEA DI LUCIANO

Seguendo questa idea stilistica, e aggiungendoci un po’ di improvvisazione, ammette il padrone di casa Luciano Casagrande, per tutti “Ciano”, e con il benestare della sua compagna Elena Stocco, è nata la facciata della casa che dà il benvenuto a chi arriva. In qualche modo, è stata trasformata a immagine e somiglianza della coppia che vi abita.

Lui è un 37enne dagli occhiali appariscenti, dipendente della torrefazione Dersut di Conegliano e cantante della Magirus Band, gruppo locale di rock italiano. Nel 2012, superati con successo l’emodialisi e un trapianto di rene, Luciano aveva scritto e dedicato la canzone dal titolo “10 novembre” al suo donatore.

Lei, 36 anni, lavora in una ditta di componenti per l’elettronica ma è cantautrice con un album autoprodotto all’attivo, “Angeli da un’ala sola”, ha la passione delle discipline olistiche e delle campane tibetane. Abbiamo chiesto a Luciano ed Elena, come sono state trasformate queste quattro mura ne “La casa della musica”.

«In realtà - ci ha raccontato il proprietario - questa è sempre stata dimora di artisti: prima di noi ci abitava un pittore. Poi, quando io ed Elena ci siamo messi alla ricerca di casa, abbiamo scoperto questo scorcio immerso nel verde con cui è stato subito primo amore. Abbiamo così deciso di trasferirci qui. Per tanto tempo è stata una sala prove, prima di decidere di venirci ad abitare».

DA SALA PROVE AD ABITAZIONE

«Poi ci ha mosso il desiderio di esternare questo amore, quasi viscerale, per la musica, la voglia di creare un qualcosa che fosse al di fuori degli schemi per i nostri territori, ma che al contempo ci rappresentasse - ha spiegato Luciano - e quindi, cosa meglio delle chitarre?. Una soluzione estetica che per ora è stata molto apprezzata anche dagli abitanti della zona, abbiamo ricevuto complimenti da più parti".

"La casa è quasi diventata meta di passaggio e un punto di riferimento per i tanti frequentatori che si immergono nella natura della Val Trippera. Sempre più numerose sono le persone che, incuriosite, si avvicinano chiedendoci informazioni sulle chitarre, se sono vere, se funzionano e perché le abbiamo messe lì. Allora rispondiamo che le abbiamo messe lì perché era troppo facile esporre le chitarre all’interno, come fanno tutti». «A parte gli scherzi – ci ha spiegato la coppia formata da Luciano ed Elena – sono una sorta di passepartout per raccontare chi siamo, la nostra grande passione, cosa facciamo e perché lo facciamo».

LE CHITARRE COME LINGUAGGIO

«Le chitarre in sé rappresentano un linguaggio attraverso il quale cerchiamo di portare un po’ di musica in un luogo normalmente molto silenzioso come questo, immerso nelle colline del Prosecco che sono Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco - ha confermato Luciano - è davvero un luogo di pace e di quiete con il quale vogliamo entrare in simbiosi a modo nostro, e quindi proprio con la musica, i suoi strumenti e i suoi simboli». —

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