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Tuffi e nuotate nella cava, 17 ragazzi multati

Tra marzo e aprile diverse incursioni “proibite” nelle acque gelide di Ca’ Matta a Vedelago per un gruppo di giovanissimi segnalati ai carabinieri

VEDELAGO (TREVISO). Fanno un buco nella rete per nuotare nelle acque gelide delle cave, due denunciati e ben diciassette multati. Sono tutti giovani, di loro ben quindici sono minori. Per passatempo, durante il lockdown, si introducevano abusivamente nelle cave di Ca’ Matta, rischiando la vita.

I carabinieri di Vedelago hanno denunciato in stato di libertà, per i reati di danneggiamento e ingresso abusivo nel fondo altrui, due giovani del posto, rispettivamente di 19 e 18 anni, e hanno multato tutti gli altri loro amici, dediti allo stesso “sport”.

Il gruppo di giovanissimi, tra la metà del mese di marzo e i primi giorni di aprile, ha danneggiato la rete perimetrale della cava di Vedelago, entrando illecitamente per nuotare all’interno della profonde e gelide acque, che arrivano anche a 30 metri di profondità.

I ragazzi arrivavano, pensando che nessuno li vedesse, si toglievano i vestiti, rimanevano in mutande e poi si buttavano nell’acqua, gelida sia in inverno che in estate. Durante l’attività, sono stati controllati altri 17 giovani della zona, gran parte dei quali minorenni che, raggiunta la cava con l’intento di tuffarsi in acqua, sono stati a loro volta sanzionati per violazioni alle norme per il contenimento del Covid-19. Dal momento che hanno tutti violato la “zona rossa”.

Dovranno pagare 400 euro a testa, a meno che non saldino entro cinque giorni. La “bravata”, insomma, è costata cara ai ragazzi, che forse non hanno ben pesato a cosa andavano incontro.

«È evidente», commenta il comandante della compagnia, Enrico Zampolli «che condotte simili a quelle descritte, oltre a configurare illeciti di natura penale e amministrativa, rappresentano un gravissimo pericolo per i giovani responsabili, considerata l’ingente profondità delle cave e le gelide temperature delle acque, oltre alle correnti che si formano: quella cava già in passato è stata teatro di tragedie in cui hanno perso la vita giovanissimi».

Nel 2017 un 16enne, Marcel Marius Gampine, originario dal Burkina Faso, era annegato proprio nelle acque della cava. Era arrivato in bicicletta in bici con un amico, i due avevano scavalcato la recinzione nonostante i divieti e mentre Marcel Marius scendeva in acqua, l'amico era rimasto a guardarlo dalla riva. Ma quello è uno specchio che non perdona: acqua fredda, gorghi, profondità. Il 16enne ha nuotato verso il largo, ma quando è arrivato a una trentina di metri dalla sponda è scomparso alla vista dell'amico, e si è inabissato. È stato trovato a una decina di metri di profondità, appoggiato al primo scalino della scarpata.

La “bravata” di questi giorni è costata ai ragazzi in termini di denaro e due denunce - fanno capire i militari - ma poteva anche andare loro anche assai peggio. —


 

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