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Una casa di riposo a S. Artemio di Treviso. Il piano della Cps in municipio

Una vista del progetto presentato in Comune

La coop di Paola Mason presenta il progetto dopo l’ok del Comune di 2 anni fa. Oltre novanta posti letto nel verde sulla sponda nord del fiume Storga

TREVISO. Un casa di riposo fronte Storga, circondata dal verde, alle porte della città ma in un contesto che di fatto è un’oasi naturale. La Cps (cooperativa provinciale servizi) di Paola Mason, due anni dopo aver incassato dal Comune il via libera alla variante richiesta in sede di definizione del piano interventi, ha presentato a Ca’ Sugana il suo progetto per la realizzazione di una struttura per la terza età alle Acquette.

Il piano


Ad aver visto le carte sono ancora in pochi, ma l’attenzione è già alta, sia per il contesto in cui la struttura andrà ad inserirsi, sia per il valore sociale dell’iniziativa che conta di dare ospitalità a oltre una novantina di anziani non autosufficienti rispondendo ad una delle maggiori criticità registrate oggi dalla rete sociale del territorio trevigiano (e non solo), e diventata anche per questo l’obiettivo di un business che sta attraendo vari investitori.

Il progetto è stato protocollato una decina di giorni fa ed è ora in attesa di un pronunciamento da parte di Ca’ Sugana sia in termini di fattibilità urbanistica sia in termini di portata sociale, una partita – quest’ultima – delicatissima – in cui si incrociano anche altri interessi. In Cps ci si muove con calma, senza intenzione di forzare la mano, rassicurando innanzitutto sulla sostenibilità dell’intervento calcolato anche a salvaguardia del delicato contesto ambientale (anche se fuori parco) che anzi, si intende valorizzare al massimo.

«Obiettivo è dare agli anziani e alle loro famiglie una struttura adeguata, all’avanguardia ma anche verde, piacevole, accogliente» si limitano a dire dalla Cps. Certo è che l’intervento è allo studio da ormai due anni (dal primo ok del Comune), e si vorrebbe passare dalle parole ai fatti quanto prima.

La genesi del piano

Tutto nacque, come detto, due anni fa circa, quando in sede di variazione al piano degli interventi (di fatto il nuovo prg della città) Cps propose al Comune due modifiche sull’area di sua proprietà: la prima, sostanziale, era quella di poter allargare la destinazione dell’area, prima solo “opere pubbliche”, a “opere di interesse pubblico” (sottile distinguo che permette però di dare al terreno anche una funzione socio-sanitaria); la seconda era quella di rivedere determinati vincoli di compensazione ambientale legati alla vicinanza con il parco dello Storga.

Il Comune valutate le due richieste aveva dato disco verde alla prima, stoppando però la seconda, di qui «la maggiore attenzione al verde e alla salvaguardia» nel progetto presentato.

Dove siamo

Il terreno proprietà della società di Paola Mason si apre – sulla sponda nord dello Storga, lato opposto la chiesa della Madonnetta. Oggi è un prato, che confina a est con un fossato che afferisce allo Storga, a ovest con un’area boschiva che termina con la ferrovia. A nord del terreno, oltre una casa privata, si allarga tutto il parco che si collega all’ex Brefotrofio della Provincia fino al Sant’Artemio.

A sud, un’altra area verde che poi affaccia su via della Madonnetta, che in tempo non sospetti il Comune aveva già autorizzato si trasformasse in parcheggio a servizio dei turisti del parco. Una intera zona che potrebbe essere riqualificata a fini sociali e turistici, quindi, tenuto conto che pure la Provincia in sede di piano interventi, chiese al comune di trasformare in residenzialità e co-housing gli edifici dell’ex Brefotrofio, in grave abbandono ormai da anni. Un progetto però ancora fermo.—


 

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