Contenuto riservato agli abbonati

Ecco i nuovi affitti della case popolari trevigiane: partita da 1,1 milioni. Aumenti medi +13 per cento

E intanto il Sunia interviene sulle sentenze Ater-Ca’ Sugana. «Danno sociale per i meno abbienti, subito nuove soluzioni»

TREVISO. Per 6.300 famiglie trevigiane inquiline degli alloggi di edilizia popolare questo mese porta il definitivo regime dei canoni mensili rivoluzionati dalla riforma della giunta Zaia.

Le stime parlano di un aumento medio mensile che oscilla fra i 15 e i 20 euro mensili. Se l’affitto medio, prima della riforma, era di 110 euro al mese, ora passerà a 125-130 euro al mese.


Due conti. In tutta la provincia entreranno nelle casse di enti e comuni 1,1 milioni: di questi, quasi 800 mila nelle casse di Ater Treviso (gestisce 5.400 alloggi, di cui 4.440 propri e 1000 affidatile dai Comuni); il resto al Comune di Treviso, con una dote di 700 alloggi gestiti dall’agenzia Peruzzo, e all’Aeep di Castelfranco, che dalla sua ha un patrimonio di circa 400 appartamenti.

Il salasso partorito dalla prima riforma della giunta Zaia - contestata duramente da Pd, opposizioni, sindacati inquilini, sindacati e comitati spontanei sorti ovunque - si è alla fine ammorbidita, di fatto dimezzata nelle revisione della legge, ora il nuovo quadro normativo a 25 anni di distanza dalla fatidica legge 10/96 .

Ma come sempre, la media è ancora e sempre quella che il buon Trilussa immortalava con il celeberrimo pollo. Gli addetti ai lavori dicono che alla fine l’aumento medio è del 13%. Per un 5% degli inquilini , dunque 200 assegnatari solo di Ater - i più tartassati dalla riforma – gli aumenti potranno essere davvero pesanti, anche di 100 e più euro al mese, all’incrocio fra Isee, metratura degli alloggi e assenza di requisiti di riduzione dell’affitto.

Un rincaro che verrà più sentito, perché in questi due anni e mezzo di transizione l’incremento del canone era stato ammortizzato secondo i criteri di gradualità imposti dalla revisione. Dall’altra parte la fascia di chi avrà aumenti molto ridotti: uno dei pilastri delle riforma era stata portare il minino da 10-12 euro/mese a 40 euro come canone minimo. E tutto in attesa della ricalibratura legata ali nuovi Isee 2021, per i redditi relativi al 2020. I proventi, per Ater e gli altri enti, andranno tutti per la gestione dei rispettivi patrimoni.

E su questo fronte, il Sunia provinciale prende posizione, dopo la sentenza giudiziaria che ha imposto all’Ater di pagare l’Ici arretrata al comune di Treviso per quasi 2 milioni di euro. L’azienda dovrà rivedere i bilanci, e in particolare le manutenzioni.

«Assistiamo a una scena incredibile e paradossale», sbotta la segretaria provinciale del Sunia Alessandra Gava, «Lo Stato che tassa sé stesso. Il guaio è che, al di là di chi deve pagare chi, siamo di fronte a una partita di giro, che però penalizza i cittadini più bisognosi, che ora dorranno attendere di più per entrare negli alloggi liberi, che non verranno manutenuti. Non solo, l’Ater vederà svalutato il proprio patrimonio, per i mancati interventi rinviati. C’è una sentenza, che farà anche giustizia, ma il risultato è un danno sociale, e punisce i meno abbienti e chi ha drammaticamente bisogno di una casa. Ci rivolgiamo ancora a tutte le istituzioni perché si apra davvero un confronto per rifondare il sistema delle case popolari, ci sono modelli di investimenti pubblico e pubblici privati per offrire finalmente alloggi a prezzi sostenibili ai ceti più deboli. È urgente intervenire: la situazione sta peggiorando». —


 

Lattuga al forno con alici e olive

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi