Arrestato scappò dal tribunale di Treviso: patteggia 32 mesi

Tirò un calcio a una sedia, prese la direzione dell’uscita dell’aula lasciando tutti di stucco, sfondò una porta antipanico, da dove non si poteva uscire, e fuggì convinto di riuscire a farla franca senza pensare alle conseguenze 

TREVISO. Quando sentì il giudice dire che sarebbe rimasto in carcere, non capì più nulla e scappò dal tribunale. Tirò un calcio a una sedia, prese la direzione dell’uscita dell’aula lasciando tutti di stucco, sfondò una porta antipanico, da dove non si poteva uscire, e fuggì convinto di riuscire a farla franca senza pensare alle conseguenze, che non sarebbero state certo tenere.

A movimentare l’aula delle direttissime del tribunale, nel primo pomeriggio dell’8 gennaio scorso ci pensò un tunisino senza fissa dimora di 32 anni, Sliman Rabhi che il giorno prima era stato arrestato dai carabinieri per una rapina in un market cinese a Spresiano.

Giovedì Sliman (assistito dall’avvocato Zanchi del foro di Venezia), per la rapina e la rocambolesca fuga dal tribunale, oltre che per la resistenza ai carabinieri, ha patteggiato in continuazione una pena finale di 2 anni e 8 mesi e 400 euro di multa.


Tutto perché Sliman sentì uscire dalla bocca del pubblico ministero, durante l’udienza di convalida dell’arresto per la rapina al market cinese del giorno prima, la frase “custodia in carcere”. Il tunisino colse tutti di sorpresa e, tra lo stupore generale acuito dalla necessità di tenere le distanze di sicurezza, tirò un calcio a una sedia del tribunale, si aprì un varco tra i carabinieri e scappò da una porta antipanico guadagnando l’uscita.

Il nordafricano scavalcò poi vari muretti e diede vita a una vera e propria caccia all’uomo, che non passò inosservata tra i residenti di via Verdi. La corsa terminò a 500 metri dal tribunale, in uno dei tanti caseggiati del quartiere dove si nascose. Un’evasione durata neanche un’ora. Quando fu rintracciato, in via Generale Angelo Mengaldo, tentò di mimetizzarsi dietro un cespuglio, la sua ultima ancora di salvezza. Inutilmente.

A quel punto reagì, scontrandosi con i carabinieri. Ma gli andò male. La sua fuga terminò in caserma, dove fu riportato dai carabinieri per essere identificato e poi trasferito al carcere di Treviso.

Giovedì mattina la vicenda processuale si è conclusa con un patteggiamento a 2 anni e 8 mesi di reclusione. Tutto sommato gli poteva andare peggio, molto peggio. —

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