Spedizione punitiva per la casa senza gas: tre condanne

Riese, tre uomini davanti al giudice con l'accusa di estorsione e sequestro per aver messo a soqquadro gli uffici dell’azienda del proprietario dell’abitazione e sequestrato per un’ora titolare e dipendenti

RIESE. Quella che l’11 novembre del 2019 avvenne nella sede di un’azienda di Riese fu una vera e propria spedizione punitiva. Tre uomini, secondo l’accusa, vi entrarono e misero a soqquadro gli uffici, rovesciando scrivanie, danneggiando telefoni e computer aziendali. Il titolare e altri tre dipendenti furono rinchiusi nella sala riunioni e costretti a rimanervi per un’ora con il primo obbligato a sottoscrivere una scrittura privata con la quale esentava il “capo” del terzetto, M.M., 30 anni, originario di Lecce (difeso dall’avvocato Rossella Martin), a pagare l’affitto dell’immobile di cui era proprietario fino al dicembre 2022.

Il 6 aprile, a quasi un anno e mezzo di distanza dal fatto, l’esito del procedimento penale a carico del terzetto, composto oltre che da M.M., anche da C.S., 31 anni, e G.C., 33 anni, entrambi della provincia di Lecce. M.M. ha patteggiato la pena di 3 anni e 8 mesi mentre gli altri due sono stati condannati in rito abbreviato a 3 anni e 6 mesi. In aula, a rappresentare la parte civile, l’avvocato Elisa Berton.


Il terzetto doveva rispondere delle accuse di estorsione e sequestro di persona (oltre che di reati “minori” come furto, danneggiamento e lesioni personali). Una storia singolare che avrebbe come motivo scatenante la mancanza di riscaldamento e di gas, nell’appartamento che M.M. aveva preso in affitto a Riese e di proprietà del titolare della ditta dove avvenne la spedizione punitiva. M.M. l’aveva preso alcune settimane prima ma l’utenza del gas non era stata ancora allacciata.

L’uomo, che doveva portare la sua famiglia ad abitarvi, quel giorno di novembre 2019 si presentò nella ditta di Riese ad orario di chiusura. Secondo l’accusa, sfasciò telefoni, scrivanie e computer aziendali costringendo il titolare e tre dipendenti a rimanere all’interno della sala riunioni. Il titolare della ditta e proprietario dell’appartamento in questione fu picchiato tanto da essere poi costretto a ricorrere alle visite in ospedale da dove vi uscì con una prognosi di 10 giorni per i pugni al volto e i calci al torace riportati nel corso della spedizione.

Solo l’intervento dei carabinieri, chiamati da abitanti della zona, preoccupati dalle urla e dal rumore che provenivano dagli uffici della ditta, evitò il peggio.—



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