Maxi frode online Azienda raggirata per 155mila euro

Denunciati dodici affiliati ad un’organizzazione nigeriana Accedevano abusivamente alle mail di una ditta calzaturiera



Accedevano abusivamente alle e-mail utilizzate dalle aziende durante le transazioni commerciali per spiare tutta la corrispondenza e mettere a segno frodi informatiche. Per questo la polizia postale di Treviso ha denunciato dodici nigeriani, al termine di un’indagine durata quattro mesi.


L'indagine è partita alla frode informatica denunciata lo scorso novembre da un'azienda del terziario di Treviso, che si occupa di produzione di accessori per calzature, per il mancato pagamento di alcune fatture emesse nei confronti di una società sudafricana e di una indonesiana. Le somme frodate, per un importo di quasi 155.000 euro (per l’acquisto di centinaia di migliaia di metri di fettuccia “Good Year”), invece che finire sul conto corrente delle aziende fornitrici, venivano dirottate verso conti correnti aperti appositamente dall'associazione criminale.

L'inganno, scoperto dagli specialisti della polizia Postale di Treviso, è consistito nell'accedere con sofisticate strategie informatiche ad un indirizzo di posta elettronica aziendale e, dopo un'accurata opera di riprogrammazione delle impostazioni ad opera dei cyber criminali, questi si sono sostituiti alle aziende sudafricana e indonesiana e, al momento del pagamento delle fatture hanno invitato la partner commerciale trevigiana ad effettuare i pagamenti su conti correnti bancari appositamente creati per impossessarsi del «bottino».

Le attività investigative hanno permesso di ricostruire l'organigramma dell'organizzazione criminale africana, che ruota intorno ad un gruppo di matrice nigeriana, gravitante in diverse parti d’Italia.

Nel corso dell'operazione sono state sequestrate numerose carte di credito e telefoni cellulari utilizzati per il raggiro e le evidenze emerse hanno fornito ampi riscontri alle ipotesi investigative ampliando i quadri probatori a carico degli indagati. La tempestività dell’intervento ha consentito di bloccare e recuperare somme per circa 50.000 euro. Nel corso dell’operazione sono state sequestrate numerose carte di credito e telefoni cellulari utilizzati per il raggiro: le evidenze emerse avrebbero fornito «ampi riscontri» alle ipotesi di reato a carico degli indagati. —

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