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Il presidente del Consorzio trevigiano: «I miei giorni tra la vita e la morte nel corpo a corpo con il Covid»

Graziano Dall’Acqua, 59 anni, si era ammalato a gennaio, ora è guarito dopo diverse settimane di ricovero

Graziano Dall’Acqua, 59 anni, presidente del Consorzio delle 13 Pro loco “Piave-Montello” colpito dal virus a gennaio 

LA STORIA. «Sono stato cinque giorni tra la vita e la morte. Di quei cinque giorni non ricordo davvero nulla». Inizia così il drammatico racconto di Graziano Dall’Acqua, 59 anni, presidente del Consorzio delle 13 Pro loco “Piave-Montello” e coordinatore della Protezione civile di Cimadolmo, colpito dal Covid-19: è completamente guarito dopo un mese di “battaglia” in due ospedali.

Tutto è iniziato quel maledetto mercoledì 6 gennaio, quando dopo alcuni giorni di febbre, tosse e malessere generale è stato portato dai familiari al pronto soccorso di Oderzo. Al primo esame con il saturimetro il livello di ossigenazione nel sangue oscillava tra il 40% e il 50%, quando il livello normale di ossigenazione deve superare almeno il 95%. Il successivo tampone si è rivelato positivo.

Il ricovero e la rianimazione

«Ad essere colpito particolarmente era il mio polmone sinistro» racconta Dall’Acqua, «dall’ospedale di Oderzo sono stato portato in ambulanza al Ca’ Foncello di Treviso e ricoverato in terapia intensiva, sedato e intubato. Dal 6 gennaio all’11 gennaio, quando mi sono risvegliato, non ricordo nulla. Sono stati cinque giorni della mia vita di cui non so niente".

"Poi dalla terapia intensiva sono passato alla semi-intensiva: in quei drammatici giorni ho visto persone morire accanto a me. Ricordo un anziano di 78 anni, deceduto nel letto vicino al mio. Quando sono stato in grado di essere in condizioni meno preoccupanti, sono stato trasferito al centro servizi della casa di riposo di Motta di Livenza, reparto Covid, per completare la terapia riabilitativa. Sono stato dimesso martedì 2 febbraio».

Il messaggio

«Se non si prova quello che ho vissuto io, non si può parlare. Mi sono reso conto di essere stato fortunato e ho provato quale valore abbia davvero la vita. Finché non si prova di essere al limite di non farcela, non ci si rende conto del valore della vita. Chi non ha avuto questa fortuna, non può cogliere la differenza tra la vita e la morte. Solo ora ho capito la gravità della malattia. A chi ha avuto la fortuna di non avere il coronavirus, consiglio di trascorrere alcune ore, appena fuori dai reparti ospedalieri".

"Quello che mi viene da dire è che il Servizio Sanitario sia, per professionalità, per efficienza e per accoglienza una realtà unica. Quando si è nelle loro mani, immobili, i secondi non passano mai, ma ti fanno sentire come a casa propria. Dire grazie a medici, infermieri e operatori sanitari è poco. Per chi ci lavora, non è semplice trascorrere otto-dieci ore di seguito, protetti completamente ed essere pure gentili, ogni volta che li chiami. Ora, che sono negativizzato e guarito completamente, mi ritrovo ad affrontare e ad assaporare la vita con uno spirito diverso». —



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