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Tentò di uccidere la moglie con l’accetta: meno di 8 anni dopo può uscire di galera

Stefano Rizzo

L’aggressione di Parè, Stefano Rizzo ha ottenuto la semilibertà dai giudici del tribunale di Sorveglianza: lavorerà di giorno e rientrerà in cella di sera

CONEGLIANO. Dopo oltre sette anni e mezzo di carcere Stefano Rizzo, l’uomo che nel luglio del 2013, a Conegliano, nel quartiere di Parè, tentò di uccidere la moglie Gianangela Gigliotti a colpi di accetta, potrà uscire di galera.

Soltanto di giorno perché di sera, dopo il lavoro, dovrà rientrare in carcere. I giudici del tribunale di Sorveglianza di Venezia hanno accolto la richiesta dell’avvocato Lorenza Secoli concedendo a Rizzo la semilibertà che gli permetterà di uscire dal carcere di giorno per andare a lavorare. Il legale, in questi giorni, sta definendo il programma che, una volta approvato, permetterà a Rizzo di uscire di giorno dal carcere di Santa Bona.


Le bocciature precedenti

La concessione della semilibertà a Rizzo arriva dopo una lunga e travagliata richiesta di permessi che lo stesso tribunale di Sorveglianza aveva negato. Come due anni fa quando il giudizio negativo degli psicologi del carcere di Santa Bona fu determinante nella decisione dei giudici di rigettare la richiesta di accedere alla misura di affidamento ai servizi sociali, alternativa al carcere. Motivo: il percorso di “redenzione” intrapreso da Rizzo non li aveva soddisfatti, soprattutto il corso sulle violenze, interrotto da Rizzo durante la detenzione.

Il tentato omicidio

Per il tentato omicidio della moglie, Rizzo fu condannato in via definitiva a 11 anni di reclusione. Il tentato omicidio della moglie Gianangela Gigliotti avvenne la sera del 24 luglio 2013. La donna, separata da tempo dal marito, si trovava nella sua abitazione di Conegliano e stava chattando al computer quando Rizzo raggiunse il condominio di via Vecchia Trevigiana, dove viveva la moglie, a bordo della Fiat Panda bianca aziendale.

Dopo aver posteggiato la macchina, in un parcheggio al lato della strada, era entrato nel cortile del condominio senza farsi vedere da nessuno, approfittando del buio che era calato. Ma non aveva suonato alla porta dell'ex moglie, anche perché sapeva bene che non gli sarebbe stata aperta la porta spontaneamente da parte della donna.

L’aggressione a colpi d’accetta

Aveva raggiunto una porta finestra, sopra la pensilina d'entrata del condominio e, dopo aver forzato una piccola ringhiera in ghisa con una fioriera sopra, era entrato in casa. Aveva sorpreso la moglie mentre si trovava davanti al computer e, a quel punto, era iniziata la brutale aggressione a colpi d'accetta. La donna aveva cercato disperatamente di ripararsi con le mani dai colpi di accetta e nell'aggressione aveva perso tre dita di una mano.

Dopo l'aggressione, Rizzo era stato visto lasciare il condominio a passo sostenuto mentre la moglie rimase distesa, ricoperta di sangue, tra la panca ed il tavolo della cucina.

Gianangela Gigliotti sul palco in un incontro sulla violenza di genere


La moglie in sedia a rotelle

Gianangela Gigliotti si salvò ma da allora è rimasta paralizzata in sedia a rotelle mentre Rizzo fu arrestato alcuni giorni dopo. Si nascondeva nell’abitazione della madre ad Arcade. Era l’ora di pranzo quando i carabinieri della compagnia di Conegliano effettuarono il blitz e lo arrestarono. Fu poi lui ad accompagnare i carabinieri in provincia di Venezia e a far ritrovare, in fondo ad un corso d’acqua, la Fiat Panda aziendale, a bordo della quale s’era dato alla fuga dopo l’aggressione brutale della moglie. —

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