False fatture per il “nero”: commercialista a processo con altre due persone

Luigi Marcuzzo rinviato a giudizio, avrebbe “gestito” il sistema. L’imprenditrice Forniz patteggia, rito abbreviato per Pizzo 

ODERZO. False fatture per ripulire il “nero”. Un commercialista e due imprenditori sono comparsi, ieri mattina, davanti al giudice delle udienze preliminari Marco Biagetti, per rispondere di reati fiscali legati al rilascio di fatture false per evadere il Fisco. Si tratta del commercialista Luigi Marcuzzo, 71anni di Oderzo, di Tommaso Ernesto Pizzo, 55 anni di Scorzè, e di Annita Forniz, 72 anni di Oderzo.

I destini processuali dei tre imputati si sono divisi davanti al gup Biagetti. L’unica posizione definita è stata quella di Forniz (difesa dall’avvocato Daniele Panico) che ha patteggiato 8 mesi di reclusione (pena sospesa), nonostante non abbia ancora risarcito l’Erario. Il commercialista Marcuzzo (difeso dall’avvocato Fabio Crea) andrà a dibattimento, pronto a dimostrare la sua versione dei fatti in aula. Il giudice l’ha rinviato a giudizio fissando a dicembre la prima udienza.


Pizzo, invece, difeso dall’avvocato Susanna Cesaro, sarà giudicato in rito abbreviato. Il processo si farà a giugno. Pizzo, che per più di vent’anni ha vissuto a Zero Branco e dal 2015 si è trasferito a Scorzè, oltre ad essere finito di recente in un’inchiesta della Dda di Venezia che ha coinvolto anche il clan dei Casalesi, è noto per aver piazzato, nel giugno 2014, un falso pacco bomba in tribunale a Treviso, il giorno in cui la sua casa doveva andare all’asta. Pizzo si è costituito parte civile nel processo contro Marcuzzo. Pizzo lo accusa di aver architettato il tutto a sua insaputa.

Pizzo è stato coinvolto come amministratore della Biorisorse di Ponte di Piave, che si occupava, almeno ufficialmente, di fonti rinnovabili e di produzione di energia; in realtà, secondo la Procura, la società serviva proprio a produrre false fatture per gli imprenditori che a fine anno si trovavano con un po’ di nero da far tornare nei conti. E qui, secondo gli investigatori, entrerebbe in gioco Luigi Marcuzzo. Il commercialista di Oderzo infatti sarebbe l’anello di congiunzione tra gli imprenditori e Pizzo. Proprio il 54enne di Scorzè ha invece riferito che «Luigi Marcuzzo si occupava della gestione fiscale della Biorisorse. Io sono stato amministratore di questa società solo per quattro mesi, poi sono stato estromesso a mia insaputa».

Secondo le indagini, partite da un accertamento fiscale sulla Biorisorse nel 2017, il sistema messo in piedi da Pizzo e da Marcuzzo avrebbe consentito dal 2015 al 2017 di ripulire circa 100 mila euro grazie all’emissione di fatture false. Insieme ai due, sono indagati anche i titolari di aziende di Mansuè, Motta e Oderzo, che avrebbero usufruito dei servizi di Pizzo e Marcuzzo, tra i quali anche Forniz. —

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