Troppi cluster tra i banchi. I sindaci trevigiani: chiudere le scuole

Migliorini: «Quando escono i giovani sono accalcati, non c’è altra scelta». Contraria Barazza, Associazione Comuni: «Fanno fede i parametri del Dpcm» 

TREVISO. I contagi avanzano e l’appello a chiudere le scuole fa proseliti: dopo il manager Ulss 2 Francesco Benazzi, ecco accodarsi i sindaci di Montebelluna e Asolo, assieme a molti altri primi cittadini soprattutto della fascia pedemontana. Sì, i primi cittadini di un’area finita sotto i riflettori per le infezioni doppie rispetto al distretto di Treviso: oltre 170 contagi ogni 100 mila abitanti contro gli oltre 90 dell’ex Ulss 9. Un andamento che a qualche sindaco suggerisce soluzioni drastiche.

Elzo Severin, primo cittadino di Montebelluna, ritiene non più procrastinabile la scure: «Le scuole devono rimanere chiuse, finché non sarà vaccinato il 75% della popolazione», attacca, «e intendo tutte le scuole: dalle primarie alle superiori. Spiace tantissimo dirlo, ma bisogna guardare in faccia la realtà: le scuole sono veicolo del virus. E quando riaprono, penso alle superiori, i contagi ripartono".

"Ormai è un dato di fatto - continua -  Sono stati fatti investimenti per mettere in sicurezza aule e bus, ma il problema è l’extra-scuola. Quando escono, i ragazzi sono accalcati. Stanno sempre vicini, poi magari vanno al bar. Capisco pure le esigenze dei genitori, per fortuna si sta lavorando a misure di sostegno: ma non c’è altra scelta. Almeno fino a quando il vaccino non avrà avvicinato l’immunità di gregge».


Pure Mauro Migliorini, sindaco di Asolo, invoca le porte sbarrate nei plessi. Sull’onda lunga della “zona arancione scuro”, che ha già invocato per l’Asolano: «Da una sessantina di casi, in 24 ore siamo saliti già a 70. Non c’è altra strada che chiudere le scuole: dalle primarie alle superiori. E inizierei quantomeno dal secondo ciclo. Le misure andrebbero prese presto, non c’è da aspettare. Al di là del parametro dei 250 casi stabilito dal Dpcm. Le scuole sono un ambiente sicuro, ma diventano fatalmente veicolo di trasmissione del virus. Poi il contagio si propaga nelle famiglie: so di uno scolaro che ha positivizzato i nonni e un parente».

Stefano Marcon, presidente della Provincia e sindaco di Castelfranco, guarda più in là: «Oggi i parametri permettono di garantire l’apertura delle scuole, ma i contagi sono in ascesa e ho paura che la chiusura dei plessi diventerà nel futuro prossimo quasi inevitabile. La salute è la priorità, purtroppo è l’andamento del contagio a dettare l’agenda. E la chiusura delle scuole, in tempi di epidemia, rappresenta un’azione di salvaguardia sanitaria. Anche se, da un’altra prospettiva, conosciamo bene le ricadute della sospensione delle lezioni in presenza».

Mariarosa Barazza, guida dell’Associazione Comuni della Marca, ricorda le norme: «Non sono in grado di dire se sia giusto o meno. Di certo deve far fede il Dpcm, che fissa il parametro dei 250 casi».

Un “no” deciso da Claudia Benedos, sindaca di Maser: «Chiudere le scuole non risolve il problema. I ragazzi non si infettano fra i banchi». —

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