Nel cellulare video hard con bimbo, condannato

Un 36nne invia per errore su whatsapp un messaggio contenente materiale pedoporno. Chi lo riceve lo denuncia

conegliano

Un whatsapp girato alla persona sbagliata lo mette nei guai con la legge e lo fa condannare. Un video hard con contenuti pedopornografici non solo illecitamente detenuto, ma anche diffuso ad altre persone che lo hanno a loro volta visto e forse girato. Ha patteggiato sette mesi e mezzo un ghanese 36enne di Susegana, P.A.S., giudicato colpevole dal Tribunale di Trieste.


La vicenda risale al maggio 2019. L’uomo, che lavora in una ditta del posto, si era recato ad acquistare una cucina in un negozio di mobili a Brugnera, nel Pordenonese. In memoria nel suo cellulare aveva il numero del venditore del mobilificio. Poco tempo dopo l’impiegato si è ritrovato un messaggio del ghanese, che conteneva un video hard recante contenuti pedopornografici molto pesanti.

Nel filmato un bimbo di quattro anni e un adulto mentre hanno un rapporto a sfondo sessuale. Il dipendente, capito che il video gli era stato mandato per un errore di invio, inorridito dal contenuto, ha sporto immediatamente denuncia. Ed è scattata l’indagine nei confronti del ghanese.

La Procura distrettuale competente per i reati informatici, cioè quella di Trieste, ha svolto le indagini, nominando anche un consulente tecnico. Al ghanese è stato sequestrato tablet, terminali, smartphone e tutto il materiale elettronico. Ed è risultato, dagli approfondimenti successivamente eseguiti, che quello stesso video era stato a sua volta inviato ad altre sei persone, tutti connazionali, probabilmente della stessa comunità, amici del 36enne, residenti nel Coneglianese. Adesso, la procura competente, potrebbe anche avviare nuove indagini per capire se gli amici lo avevano visto e scaricato e a loro volta diffuso.

Nei giorni scorsi il ghanese ha patteggiato sette mesi e mezzo di reclusione, pena sospesa, e anche con sanzione accessoria. I reati sessuali contestati sono detenzione e diffusione di materiale pornografico.

Adesso sarà la Questura di Treviso che potrà anche approfondire se l’uomo ha o meno i titoli per rimanere nel territorio italiano dopo la condanna. La Procura di Treviso, inoltre, potrebbe anche decidere di indagare gli altre sei ghanesi che hanno ricevuto il video del 36 enne, contenente quel pesante materiale pedopornografico. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Patate novelle croccanti con asparagi saltati, uova barzotte e dressing allo yogurt e senape

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi