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Boom di contagi Covid, sos del sindaco: «Zona arancione scuro per Asolo»

Una veduta di Asolo

Migliorini: «Restrizioni anche nei paesi limitrofi». Ma Benazzi frena: «Meglio chiudere solo le scuole»  

ASOLO. Impennata di contagi nell’Asolano, incidenza doppia rispetto al distretto di Treviso: Mauro Migliorini, sindaco di Asolo, chiede «una zona arancione scuro per tutta l’area della Pedemontana». Con la probabile spinta della variante inglese, le infezioni nell’Asolano, già duramente colpito dalla seconda ondata, si stanno amplificando.

E i dati messi sul piatto dall’Ulss 2, alla Conferenza dei sindaci, parlano chiaro: oltre 170 casi ogni 100 mila abitanti nel distretto ex Ulss 8 (Castellana-Montebellunese-Asolano), oltre 90 ogni 100 mila residenti nell’ex Ulss 9 (Treviso-Oderzo). Ossia numeri due volte superiori per l’Asolano (con forte incidenza fra i giovani), con le criticità dei singoli Comuni a rafforzare il concetto: Asolo, solo in una settimana, è passata da una decina a una sessantina di positivi; Maser, nello stesso arco temporale, ha visto i contagiati balzare da sette a 36, benché circoscritti a 12 nuclei familiari; Montebelluna registra numeri triplicati rispetto a 20 giorni fa, ma «dopo l’aumento dei giorni scorsi, negli ultimi due i dati si sono stabilizzati», precisa il sindaco Elzo Severin. Da non scordare, nella stessa area, il cluster alla Fisher & Paykel di Borso.

La stretta

Un andamento non ancora allarmante, ma che suggerisce a Migliorini la necessità di una stretta preventiva: «Pensare a una micro-zona rossa soltanto per Asolo non avrebbe alcun senso, i residenti hanno interazioni con gli altri Comuni», osserva il sindaco di Asolo, ora alle prese pure con il focolaio alla scuola primaria, «vedrei bene una zona arancione rinforzata per tutta l’area dell’Asolano, per quella ventina di Comuni che insiste sulla Pedemontana. Le autorità sanitarie dovrebbero valutare se misure di questo tipo possano servire. Non sono infettivologo, ma è sempre meglio prevenire che curare: stiamo evidenziando un continuo innalzamento dei contagi. Chiedo a tutti di fare la loro parte: giovani, adulti, industrie».

La sola zona arancione imporrebbe lo stop a bar e ristoranti, nonché la chiusura dei confini comunali. Mentre è ancora lontana la soglia dei 250 casi ogni 100 mila abitanti che consente a sindaci e governatori la chiusura delle scuole.

La frenata dell’Ulss

Il manager dell’azienda sanitaria Francesco Benazzi torna su un concetto già espresso nei giorni scorsi: «La zona arancione ha poco senso, forse ha più senso chiudere le scuole o comunque fare in modo che le superiori tornino alla Dad totale per evitare i grandi cluster. Dei sette nuovi ricoveri per Covid, la metà arriva dall’Asolano. E sull’incidenza in quell’area, mettiamo ci sia pure la variante inglese, potrebbe c’entrare la popolazione anagraficamente più giovane: i giovani girano di più, si contagiano di più».

Claudia Benedos, prima cittadina di Maser, s’inserisce nel dibattito: «Non spetta a me dire se sia utile l’adozione di restrizioni a livello locale. I contagi sono in crescita, metà dei 36 positivi sono giovani. Sono infezioni circoscritte: i 36 contagiati fanno riferimento a 12 famiglie sulle 1.800 del Comune. Ci sono casi con tre positivi nello stesso nucleo. E quattro contagi sono legati al doposcuola di Asolo».

S’accoda il collega Elzo Severin, sindaco di Montebelluna: «Oggi non vedrei una restrizione locale, ma serve massima attenzione. Se poi da lunedì dovessi notare un aumento esponenziale, il discorso cambierebbe. Il timore è che i numeri in nostro possesso siano solo la punta dell’iceberg, che tanti giovani asintomatici possano sfuggire ai conteggi. Ho chiesto a polizia locale e carabinieri di inasprire i controlli anti-assembramento». —

 

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