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A Treviso l’Rt è da zona arancione. Attuali positivi oltre quota duemila

Indicatori in peggioramento in tutta la provincia a causa della diffusione della variante inglese 

TREVISO. Potrebbe essere l’alba della terza ondata, “potrebbe” perché la seconda, di fatto, non è mai finita. La provincia di Treviso è tornata a fare i conti con numeri e indicatori tutti al rialzo per quanto riguarda la pandemia: crescono i ricoveri, i casi totali, l’indice Rt (vero termometro dell’andamento epidemiologico), i trevigiani attualmente positivi. Unica consolazione, evidenziata dal direttore dell’Ulss 2 Francesco Benazzi, la crescita per ora contenuta dei posti letto occupati in area non critica e, soprattutto, in terapia intensiva, dove sono 16 le persone che stanno lottando contro il coronavirus.

L’indice Rt


L’ultima rilevazione dell’indice Rt nella Marca aveva stimato un valore di 0,8, grosso modo una settimana fa. Oggi quello stesso indice, ha fatto sapere il dg Benazzi, ha superato quota 1,01, valore di guardia oltre il quale scatta, a livello regionale, la zona arancione secondo i parametri ministeriali. Significa che ogni contagiato ne contagia, di media, più di uno.

Le valutazioni sulla colorazione delle zone vengono fatte su base regionale, e Zaia ieri ha ribadito che anche in Veneto l’indice Rt si sta avvicinando in modo preoccupante alla soglia di guardia. Zona arancione significherebbe, tra le altre cose, chiusura di bar e ristoranti per tutto il giorno (salvo il servizio da asporto) e divieto di uscita dal proprio Comune di residenza, salvo comprovate esigenze. La situazione è tesissima, tanto che gli esercenti hanno già messo le mani avanti annunciando che, in caso di zona arancione, terranno aperti i loro locali lo stesso, sfidando la legge.

Numeri in crescita

Di fatto l’epidemia ha ripreso a correre. E sono tanti i valori che lo dimostrano. Il primo è l’incidenza settimanale, che per Treviso, negli ultimi sette giorni, è di 119 casi ogni 100 mila abitanti. Quella che si chiuderà domani sarà la prima settimana di crescita complessiva dei contagi dopo otto settimane consecutive di calo. Poi ci sono gli accessi ai Covid Point, praticamente azzerati a febbraio, e negli ultimi giorni di nuovo aumentati, con numerose richieste di tampone al medico di base. E la stessa dinamica si registra nei centri privati.

Il bollettino di ieri sera di Azienda Zero fotografa un quadro in peggioramento: i nuovi casi sono stati 168 nelle ultime 24 ore, in totale i trevigiani che sono stati infettati dal coronavirus dall’inizio dell’emergenza a oggi sono 64.466, una persona ogni tredici. E per chi è stato contagiato durante la prima ondata l’immunità, secondo le conoscenze attuali, è già svanita. Anche gli attualmente positivi, cioè le persone alle prese con il coronavirus in questo momento, sono in crescita: hanno superato quota duemila, interrompendo il trend di discesa che aveva caratterizzato l’ultimo mese.

Buone notizie arrivano, invece, dal fronte dei decessi, dove l’incremento delle vittime causate dal Covid-19 ha rallentato (due, ieri, in provincia di Treviso, mentre nell’ultimo anno, cioè da quando l’epidemia è arrivata nella Marca, sono state 1.565). Tutte le attenzioni dell’Ulss 2 sono concentrate sulla diffusione delle varianti, e in particolare della mutazione inglese, responsabile già oggi di circa il 40% dei contagi e destinata a diventare quella predominante. Trattandosi di una mutazione più contagiosa rispetto ai ceppi che circolavano fino a due mesi fa, il timore dell’azienda sanitaria è di andare incontro a una nuova impennata di casi e di ricoveri nel giro di poche settimane. —

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