Disagio sociale Nasce il piano Ulss straordinario sugli effetti Covid

Anche Ca’ Foscari al fianco della conferenza dei sindaci Priorità a povertà e nuovi bisogni. Centri per uomini violenti

Si chiama piano di zona straordinario dell’Ulss 2, nascerà oggi dopo i passaggi nei tre comitati dei sindaci ex Ulss 7 (Coneglianese, Vittoriese, Quartier del Piave), ex Ulss 8 (Castellana, Montebellunese, Pedemontana) ed ex Ulss 9 (Treviso e Opitergino- Mottense).

I Comuni definiscono con questo documento - chiesto dalla Regione - le linee guida della programmazione socio sanitaria rivista alla luce dell’emergenza Covid 19 e dei suoi pesantissimi riflessi sul fronte sociale, come testimoniano le ultime tragedie di Godego, Vidor, Treviso. E i Comuni - tutti - vogliono rivendicare il loro ruolo forte, di fronte a chi invece registra come da anni nel sociale una delega in toto all’Usl, e reti messe a dura prova anche per fattori legati a fondi, risorse umane e mancato turnover, a politiche più attente al profilo sanitario, finanziario (ed edilizio ) che alla prevenzione.


le novità

Fra le novità, oltre al rafforzamento dei presidi sulle frontiere del disagio fatte esplodere dal Covid, non solo le nuove povertà, anche la volontà di varare centri di sostegno e cura per uomini violenti. Il tema della violenza di genere è di dolorosa attualità, è fra le priorità delle presidenti Paola Roma (ex Ulss 9 e Ulss 2), Lisa Tommasella (ex Ulss 7) e Annalisa Rampin (ex Ulss 8). Il piano nasce con la collaborazione di Ca’ Foscari, e in un tavolo allargato ad Amct, istituzioni scolastiche, Cpia, sindacati, volontariato (Csv e Federsolidarietà). «Mai come adesso dobbiamo affrontare vecchie e nuove emergenze, disagi, sofferenza», premette Paola Roma, «ad infanzia e adolescenze, famiglie ed anziani non possiamo che affiancare il fronte povertà e inclusione sociale, e ancora le dipendenze e la salute mentale, senza dimenticare violenza di genere, femminicidi e marginalità». Come hanno operato i tre comitati? «Sono tutti settori stressati dal Covid, questo piano straordinario discerne le varie aree e individua priorità, in relazione alla pandemia, che diventeranno gli obiettivi che definiremo dal primo marzo nel nuovo piano ordinario». Di fatto la riunione odierna è una cabina di regia per affrontare le emergenze sociali. Annalisa Rampin, dal canto suo, precisa che «i Comuni non hanno mai abdicato al loro ruolo, cerando laddove ceranti di risorse e personale dio fare rete, con progettualità importanti in particolare sulla disabilità e sui minori, e ricordo solo i progetti di affido. Si paga anche il conto del lockdown, che ha condizionato il confronto con l’esterno di famiglie che avevano bisogno. Certo che hanno pagato alcune situazioni di fragilità, che probabilmente andavano maggiormente affiancate, i segnali non vanno sottovalutati, ma pur nella difficoltà mi sento di dire che gli operatori stanno facendo i loro dovere».

si cambia

Servizi da ripensare? «Sicuramente vanno attivati sportelli sociali per chi non rientra magari in una fascia precisa, e per fasce border line. Un solo esempio: chi accompagna un anziano solo, positivo al Covid, a fare il tampone?». Da più parti cresce l’istanza di aumentare i sensori sul territorio, con famiglie e scuole. «Obiettivo è un welfare di comunità, non solo dei servizi». Barazza (Acmt) si sofferma anche sulla questioni degli organici dei comuni: «Il problema c’è, ma da tempo i comuni si attivano con coop, maggiore collaborazione con l’ Ulss 2, alla ricerca di modalità più efficaci per dare servizi e risposte ancora più qualificate sui territori. E in futuro dovremo cercare di investire ancora di più sul sociale e sulla prevenzione». «I servizi sono sempre stati garantiti, né i comuni né l’Ulss si sono mai tirati indietro», conclude Tommasella, «Con questo piano straordinario potremo affrontare anche gli effetti sociali della pandemia».—



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