Covid, un anno dopo: con la morte di Luciana Mangiò Treviso sprofondò nell’incubo

La prima contagiata si chiama Luciana Mangiò, ha 75 anni e viene da Paese. Ricoverata da qualche settimana, assistita dalla sua badante, ha sviluppato una polmonite letale

 

TREVISO. A un anno dalla pandemia resta il silenzio. Non un silenzio qualsiasi, ma denso, spesso e largo, fatto dei ricordi di quella sera e dei giorni a venire. 25 febbraio 2020, è già buio quando arriva l’indiscrezione che presto sarà confermata: nel reparto di Geriatria dell’ospedale di Treviso è entrato il virus.

La prima contagiata si chiama Luciana Mangiò, ha 75 anni e viene da Paese. Ricoverata da qualche settimana, assistita dalla sua badante, ha sviluppato una polmonite letale.

«Ricordo i suoi occhi, mi guardava restando in silenzio» racconta il cappellano arrivato per l’estrema unzione. Luciana è la prima vittima trevigiana del virus che ha cambiato il mondo. Nessuno ha ancora capito come lo abbia preso. Nessuno, forse, lo saprà mai. In Geriatria scoppierà un focolaio, imprecisato il numero delle vittime.

«Qui a Paese siamo tutti sconvolti, non abbiamo idea di come sia potuto succedere. Abbiamo paura» raccontavano al citofono i vicini di casa. In lacrime la badante, chiusa in isolamento nell’appartamento che condivideva con l’anziana in un tranquillo complesso residenziale in via Piave, le pareti gialline e i fiori alle finestre.

«La morte della professoressa Mangiò è stato il momento zero che ci ha cambiato la vita, una scossa di terremoto per la nostra comunità» dice la sindaca di Paese Katia Uberti. In quei giorni convulsi la paura ha preso il sopravvento, i bar erano deserti mentre in Prefettura si decideva se chiudere Paese in zona rossa come fatto a Vò. Si è scelto di monitorare il territorio, ed è in quel frangente che si forma la spaccatura tra il prima e il dopo.

«È cominciato il nostro adattamento alla pandemia, Facebook e WhatsApp sono diventati il canale per tenere il filo con i cittadini ed essere loro vicini, sempre» aggiunge la sindaca. Il 25 febbraio 2020 sarà l’inizio di un interminabile epitaffio arrivato oggi a 1.563 vittime nella Marca. Il ricordo di Luciana Mangiò resterà impresso per sempre nella memoria collettiva.

«La ricordiamo ancora con il sorriso, amante del suo lavoro, provvida di consigli ai suoi studenti e di collaborazione ai colleghi più giovani» l’affettuoso messaggio degli ex alunni, cresciuti tra i banchi del Duca degli Abruzzi amando Dante grazie a lei.

Ed è nei suoi occhi miti, nel suo animo gentile votato all’insegnamento, nella sua quotidianità fatta di letture e convivenza con la vecchiaia, che rivive il ricordo di tutti coloro che non ce l’hanno fatta. Scesi nell’inferno della malattia e tornati a riveder le stelle. 
 

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