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L'insegnante: «Febbre a 39, vertigini, dolori ma non mi pento di aver fatto il vaccino»

Michela Gallina, insegnante di primaria in distacco e psicologa, sindacalista Gilda degli Insegnanti

Michela Gallina, 54enne di Santa Lucia di Piave, insegnante di primaria e sindacalista Gilda. «Anche se avessi saputo del malessere post puntura, mi sarei immunizzata lo stesso» 

TREVISO. «Non sono pentita di averlo fatto, ci mancherebbe. Ma avrei voluto che ci fossero spiegati in maniera più chiara gli effetti collaterali». Michela Gallina, 54enne di Santa Lucia di Piave, insegnante di primaria in distacco e psicologa, sindacalista Gilda, si è vaccinata domenica e già la sera stessa ha iniziato ad avvertire un malessere generale.

Il tono basso della voce fa capire già tutto, traspare malumore. Ne sondiamo il parere, intenzione della docente è farsi portavoce del disagio avvertito ieri da tante colleghe. Delle difficoltà che hanno incontrato i presidi per garantire la prosecuzione della didattica, attingendo alle “supplenze interne” o facendo ricorso a uscite anticipate. Ma è utile fare una sottolineatura. Gallina avrebbe potuto pazientare ancora un po’ per l’inoculazione, ossia lo scaglione degli psicologi.

Invece si è prenotata subito nella piattaforma messa a disposizione dall’Ulss 2, indicando le proprie generalità per le prime date utili, come hanno fatto moltissimi suoi colleghi. E domenica pomeriggio, seconda giornata delle vaccinazioni per il mondo scolastico, si è recata al Vax Point più vicino a casa e ha provveduto. «Ci tenevo a sfruttare subito l’opportunità riservata agli insegnanti», precisa, «peccato che sia andata così, ma ci riprenderemo presto».

A cosa si riferisce?

«Avrei fatto un’informazione ancora più precisa sulle reazioni successive all’inoculazione. Ci siamo trovati tutti impreparati, abbiamo affrontato la vaccinazione senza sapere a cosa saremmo andati incontro. Mi spiace che alla fine ne abbia sofferto l’organizzazione delle stesse scuole. Sui vaccini però è stata fatta una grande campagna di persuasione e su questo sono d’accordo».
 

Che sintomi ha avuto?

«Febbre a 39, con vertigini. Dolori alle articolazioni. Mi sono vaccinata domenica pomeriggio e ho iniziato a stare male poche ore dopo la puntura, attorno a mezzanotte. E trovarmi con la febbre a 39 non è un sintomo lieve, una situazione trascurabile».
 

Aveva impegni a scuola?

«Sì, ieri avevo un incontro legato allo sportello psicologico che gestisco per il Comprensivo di Carbonera. Mattinata stravolta».
 

Si è per caso pentita di essersi vaccinata?

«No. Se anche avessi saputo di dover fare i conti con sintomi così forti, l’avrei fatto comunque. È importante per me stessa e per la comunità in cui vivo. Il problema è che non siamo stati avvertiti delle conseguenze. Ripeto: la febbre a 39 non è un sintomo trascurabile».


 

La scelta di prenotarsi subito nella piattaforma?

«L’ho fatto, come migliaia di altri miei colleghi, per senso civico e per il bene della comunità, per dare l’esempio. Perché se si vuole uscire da questa situazione, bisogna fare tutto ciò che è possibile. Il più possibile. Le posso dire che io avrei potuto pazientare un po’ e attendere lo scaglione degli psicologi. Ma ho voluto sfruttare subito l’opportunità della sessione riservata ai docenti».
 

Che riflessione fare dopo questa esperienza?

«C’è stata una grande partecipazione da parte del mondo della scuola. Purtroppo tutti i docenti che ho sentito, e che come me si erano vaccinati domenica, sono stati male, iniziando ad avere sintomi la sera stessa. Forse sarebbe stato più opportuno programmare l’immunizzazione in modo diverso, evitando la concentrazione gli stessi giorni di tanti docenti dei medesimi plessi. Il giorno dopo le scuole si sono trovate in grosse difficoltà. E mi permetta di rimarcare un aspetto».
 

Prego.

«Gli insegnanti che si sono trovati nella mia stessa situazione sono tanti. Quindi non si tratta di effetti casuali, i numeri parlano. Per agevolare il lavoro delle scuole magari si poteva trovare un’organizzazione diversa».
 

In ogni caso l’importanza del vaccino non va messa in dubbio, non trova?

«Ma certo, non faccio che ripeterlo. Se anche mi avessero detto della febbre a 39, l’avrei fatto ugualmente. Ho affrettato pure i tempi, per potermi sottoporre a immunizzazione». Al termine dell’intervista, Gallina tradisce ancora un po’ di delusione. E non c’entra la febbre della notte precedente. «Io, come tante colleghe, avremmo desiderato solo più informazione sui sintomi», si congeda la docente-psicologa. —



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