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Salvo il bambino volato dal ponte, il papà: «Sarà lui a darmi coraggio»

Il dramma di Vidor. È fuori pericolo il piccolo di un anno e mezzo caduto nel Piave. La stretta della madre gli ha fatto da scudo durante la caduta

VIDOR. È stato salvato dall’abbraccio della madre. In quei pochi secondi che sono trascorsi dal lancio dalla balaustra del ponte di Vidor allo spiazzo di sassi che costeggia il fiume, la trentunenne della Castellana ha stretto a sè il figlio di un anno e mezzo e con il suo corpo le ha fatto da scudo, attutendo il colpo al piccolo. Un ultimo estremo gesto d’istinto materno per salvare il proprio figlio, lei che aveva raggiunto Vidor in auto e s’era lanciata dal ponte per morire proprio assieme a lui?

Salvato dall’abbraccio


Nemmeno i carabinieri della compagnia di Montebelluna, che sono accorsi sul posto, sanno spiegarsi il miracolo del bimbo di un anno e 7 mesi che la notte di sabato 20 febbraio  è stato trovato ancora in vita ai piedi del ponte. Nonostante il volo di 30 metri, il piccolo è riuscito a salvarsi e per i medici del Ca’Foncello, che l’hanno trasferito domenica 21 nel reparto di pediatria, è fuori pericolo. Ed ora ci si interroga su come nessuno possa aver intuito del malessere della giovane donna che viveva con il marito e il figlio nella Castellana e se la tragedia potesse essere evitata.

Il dolore del padre

Intanto, domenica mattina, nel cortile della casa di campagna dove la donna viveva con la sua famiglia, molti amici della coppia si sono stretti attorno al marito. Occhi lucidi ma sguardo presente, l’uomo, un 34enne, ha detto poche ma significative parole. «Mio figlio? L’ho visto ieri sera, in ospedale. Fortunatamente sta bene e quando mi ha visto mi ha riconosciuto subito. Ora è lui che mi darà la forza per andare avanti».

La trentunenne, originaria del Montebellunese, da una decina d’anni era assieme al marito, sposato un paio di anni fa. Con lui aveva progettato di mettere su famiglia, assieme avevano costruito una casa vicino ai genitori di lui, e nell’estate del 2019 aveva partorito il figlio tanto desiderato. Non c’era nulla che potesse mancare ad una famiglia in apparenza felice. Ma probabilmente un male oscuro, la depressione, covava da tempo e si insinuava nella sua testa come un tarlo.

I vicini increduli

Nemmeno i vicini di casa, risvegliatisi con la notizia della tragedia di Vidor, sanno darsi una spiegazione. «Era una persona tranquillissima e molto aperta», dice una coppia di vicini di casa. «La vedevamo spesso con il passeggiano ed il bambino mentre camminava. Era raggiante si fermava a parlare. Proprio l’altro giorno l’abbiamo vista e le abbiamo fatto i complimenti per il piccolo. Le abbiamo detto che assomigliava tanto al padre. Stamattina, quando abbiano saputo di quello che è successo, ci siamo rimasti male. Abbiamo ancora le mani che tremano. Non abbiamo neanche il coraggio di presentarci dal marito, che è una bravissima persona». Se da una parte nessuno sa spiegarsi l’origine della depressione che ha spinto la trentunenne a lanciarsi dal ponte di Vidor, dall’altra qualcuno parla anche di pandemia e lutti familiari.

Il lutto

«Di recente – spiegano – sappiamo che un suo familiare aveva avuto il Covid e magari anche questo potrebbe avere inciso nell’umore di lei. Il nostro pensiero va anche ai genitori di lei che erano già stati segnati da un grave lutto molti anni fa quando persero una figlia per leucemia. Ora non sappiamo come potranno superare questo nuovo lutto. per fortuna hanno un’altra figlia che gli starà accanto». –

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