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«È autistico, temo per il suo futuro». Strangola il figlio di 2 anni e si uccide

Egidio Battaglia 43 anni sabato solo in casa ha stretto le mani al collo del piccolo e poi s’è tagliato la gola con un coltello da cucina

CASTELLO DI GODEGO. Ha stretto le mani attorno all’esile collo del figlioletto di soli due anni fino a soffocarlo, poi si è tolto la vita tagliandosi la gola con un coltello da cucina. Sono morti così, a pochi secondi, forse minuti di distanza, Egidio Battaglia, 43 anni, e il suo bimbo di appena due, Massimiliano, che amava sopra ogni cosa. E con il quale aveva giocato fino a poco prima. Una tragedia nella tragedia quella che si è consumata al civico 7 di piazza città di Boves, in un complesso residenziale dove tutti si conoscono. A trovare i due corpi senza vita il fratello minore, Stefano, assieme al padre, Fortunato.

Il dramma si è consumato attorno alle 12.30 di sabato. Egidio aveva promesso al nonno del piccolo Massimiliano, che come tutti i fine settimana, avrebbe pranzato con lui il fratello e la nonna. Per questo quando è arrivata l’ora di pranzo e papà e figlio non arrivavano, nonno e zio si sono preoccupati. Non accadeva mai.

Hanno fatto squillare il telefono di Egidio, più e più volte. Ma dall’altra parte non rispondeva nessuno. Così sono andati in piazza Boves, a poche centinaia di metri dalla loro abitazione. Ma anche al campanello, nulla. Sono tornati indietro, hanno preso le chiavi, hanno provato ad aprire. Niente da fare, la chiave era nella toppa. Non a caso. Hanno iniziato allora a capire che qualcosa non andava.



Nonno e zio hanno tentato di forzare la serratura. Ma non ce l’hanno fatta. A quel punto hanno recuperato una lunga scala e l’hanno appoggiata al terrazzino esterno. Stefano è salito per primo. E ha guardato dentro. «Ho visto delle chiazze di sangue» ha raccontato più tardi con il viso pallido e distrutto dal dolore «e ho scorto mio nipote a terra». Anche il nonno ha visto. Un’immagine che rimarrà per sempre impressa nella sua mente. E che nessuno dei due potrà mai più scordare.

Il resto è cronaca di un dramma. Alle 13.05 la chiamata al Suem 118, che ha mandato immediatamente l’elicottero. Poco prima, i vigili del fuoco avevano sfondato la porta. I sanitari hanno trovato il padre in un lago di sangue, a fianco il lungo coltello. Sul piccolo qualche segno al collo. E nient’altro. Hanno provato a rianimarlo, un disperato tentativo di riaccendere un soffio di vita nel suo corpicino oramai esanime.



La mamma, Adriana Gargalic, era al lavoro, a preparare i pasti all’ospedale di Castelfranco, quando è stata avvertita che a casa sua, stava succedendo qualcosa di terribile. Nel parcheggio di piazza Boves, la sua Peugeot parcheggiata storta. Quando è arrivata a casa, è stata colta da un malore. Troppo il dolore, troppa la sofferenza per quella tragedia indicibile che si era consumata finché lei era al lavoro, in un sabato come gli altri.



Il 118 l’ha soccorsa e riportata di nuovo all’ospedale di Castelfranco, dove è rimasta tutto il giorno, assistita dal personale medico e da un team di psicologi.

I carabinieri hanno passato ore ed ore a ricostruire la scena del delitto, omicidio suicidio, a volerlo incasellare, ma nessuna dicitura descrive il dramma. Sul tavolo della cucina una lunga lettera, un de profundis che è anche la chiave del gesto sanguinario.

Affiora la parola “autismo”, di cui avrebbe sofferto il figlio, il timore per il futuro di quel bimbo che amava sopra ogni cosa «è ciò che ho di più bello», una volta che mamma e papà sarebbero mancati, con l’età. Un testamento spirituale scritto quando la vita stava appena sbocciando.

Don Gerardo Giacometti, che quella coppia l’aveva sposata tre anni prima, che ha ancora negli occhi l’amore di uno per l’altra, ha benedetto dall’uscio i corpi di padre e figlio assieme al nonno. Nemmeno il sacerdote, che lo descrive come un giovane «determinato, solare, risoluto e allegro», sa darsi una spiegazione. Parla di «oscurità», quella che può trovarsi in fondo a ciascuno di noi.



Nelle ore successive, i carabinieri di Castelfranco hanno cercato indizi, tracce, risposte che forse mai basteranno. Sul posto la pm, Mara Giovanna De Donà, che ha disposto l’autopsia delle salme che verrà effettuata nelle prossime ore e chiarirà le cause della morte di padre e figlio con certezza. Il nonno, in stazione, ha raccontato ai carabinieri quello che sapeva, mentre la mamma verso sera, è stata dimessa. In queste ore sarà sentita dai militari, non appena avrà le forze —


 

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