Addio a Fiorella Maso, raccontò la sua malattia, dolore a Carbonera

Fiorella Maso abitava a Vascon di Carbonera con il marito e un figlio

Aveva 52 anni e da tempo lottava contro un tumore. Era stata protagonista del progetto “Tre minuti per la pace”

CARBONERA. Fiorella, malata terminale, è stata esempio e incoraggiamento per tutti. Per questo la sua morte, venerdì, ha colpito al cuore le persone che la conoscevano e le volevano bene. Fiorella Maso in Bortoluzzi abitava a Vascon di Carbonera con il marito Andrea e il figlio Alberto, aveva 52 anni e da tempo lottava contro un tumore, senza perdere la speranza.

Nel mese di gennaio era stata protagonista del progetto “Tre minuti per la pace” ideato dalla Pastorale sociale e del lavoro ispirandosi alle parole di papa Francesco. Il direttore don Paolo Magoga è rimasto impressionato dalla testimonianza densa, terribile e nello stesso tempo intrisa di gioia.

«Il suo è stato un inno alla vita che trionfa sempre sulla morte» racconta il sacerdote che mercoledì scorso, giorno delle ceneri, è andato a casa di Fiorella: «Ho voluto celebrare la messa per lei, con lei, cercando di portare conforto». Ma come accadeva spesso, è stata Fiorella a confortare gli altri: era felice perché aveva recuperato un po’ di peso e poteva togliere il sondino. Poi l’aggravarsi improvviso e la morte.

«Dopo un periodo molto difficile – racconta don Magoga – si era completamente affidata a Dio, era diventata una roccia e ha portato con dignità la sua croce fino alla fine». Quella stessa croce di cui parlava nel messaggio per la pace rilanciato dal canale You Tube della diocesi. La malattia - diceva - le aveva consentito di donare più tempo a se stessa, dedicarsi alla lettura e alla preghiera quotidiana. Con i capelli cortissimi e il sondino, ringraziava le tante persone che le avevano portato amicizia e conforto, materiale e spirituale. Una donna dal coraggio smisurato che non evitava di confessare la propria paura: di non farcela, di non avere la forza per affrontare la malattia, la sofferenza, la morte.

«Ho perseverato nella preghiera e piano piano si è allargata nel cuore la certezza che ce l’avrei fatta ad affrontare le prove che Dio aveva scelto per me, ricambiando la sua fiducia». Il che non significa necessariamente guarire ma riuscire ad “aiutare Gesù a portare la croce”. Questa consapevolezza le ha fatto trovare la pace del cuore, sapendo di poter attingere ad una forza superiore, inesauribile. «Lui è sempre al nostro fianco, ci tiene la mano e il calore di quella stretta offre pace e serenità, doni che dimentichiamo travolti dall'incessante correre quotidiano, eppure sono sempre là». I funerali martedì 23 febbraio ore 15 nella chiesa di Vascon, veglia funebre lunedì 22 ore 20.30. —



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