Treviso, il coraggio di diventare mamma nell'anno terribile della pandemia

Quattro storie esemplari: Giulia e Anastasia, Giovanna e Filippo, Giada e Ludovica, Alessandra e Rjan. Quattro testimonianze di donne che hanno voluto e saputo sfidare il Covid pur di mettere al mondo il loro piccolo. Anche superando prove difficili  

TREVISO. È stata una sfida diventare mamme e papà nell’era Covid. Superando paure, insicurezze, sensi di colpa. Eppure nel 2020 nonostante tutto in provincia di Treviso hanno visto la luce 5.772 bambine e bambini. Soltanto 29 in meno rispetto all’anno precedente, tenendo conto che l’Italia registra una denatalità crescente, tamponata solo dagli immigrati.

L’annus horribilis del coronavirus anche nella Marca ha visto congelate visite, esami, accessi all’ospedale e dunque la motivazione che ha spinto tanti genitori a dire comunque sì alla vita costituisce un forte segnale di speranza, testimoniato dalle quattro mamme di cui abbiamo raccolto le storie. Il loro vissuto è diverso: c’è chi aveva programmato un figlio nel 2019, prima che si scatenasse la pandemia e dopo lunghe riflessioni ha deciso di portare avanti la gravidanza.

Altre hanno deciso in pieno lockdown che la scelta di mettere al mondo un bambino potesse essere un raggio di sole per illuminare un panorama grigio. Hanno patito la solitudine imposta dalle restrizioni, precauzioni importanti che hanno però tenuto fuori dalla porta i papà così come nonni, zii, amici. La tecnologia è venuta in aiuto, nella rete sono volate le immagini di neonati speciali, fortemente voluti e amati. 

Giulia con Anastasia

Un nido pronto per Anastasia, che ha rischiato di non nascere «Ho avuto paura di morire e di perdere la mia bimba ma poi tutto si è risolto, la stringo tra le braccia e sono felice». Giulia Zanella, fotografa, 30 anni, vive a Valdobbiadene col marito Gianluigi Boito, elettricista. Nel 2019 avevano deciso di avere un figlio perché, dopo il matrimonio e la ristrutturazione della casa, sentivano di avere “il nido” pronto per una nuova vita nata dall’amore. Anastasia è nata il 14 settembre 2020. La mamma qualche giorno prima si era sentita strana, mancavano due settimane al parto. La corsa all’ospedale, controlli di routine, monitoraggi. All’ecografia i medici si rendono conto che qualcosa non va e la preparano per un cesareo d’urgenza: la bimba aveva la mano avvolta nella briglia amniotica e c’era il rischio di perdere la piccola insieme alla mamma. «Sono stati tutti bravissimi e ora stiamo bene, anche se alla mia bimba manca un ditino» racconta Giulia, che ha un solo rimpianto: non aver avuto il marito vicino. Ora che il peggio è passato Giulia è felice con la sua creatura: «Credo sia la cosa più bella della mia vita. La guardo e mi commuovo».

Giovanna Biasi con Filippo

Giovanna: io, Filippo e mio marito soli nell'universo «Il momento del parto lo ricordo ovattato, mi pareva d’essere in una bolla, dentro io, mio marito e il nostro bambino. Solo noi nell’universo. Il resto del mondo fuori». Giovanna Biasi, 33 anni, spiega così cosa si prova quando nasce un figlio, soprattutto il primo, cercato, atteso, voluto. Filippo ha visto la luce il 12 settembre scorso. Una gravidanza serena. Per quanto poteva consentirlo il periodo. «Quando abbiamo avuto conferma era fine dicembre 2019 e siamo stati felicissimi» dice Giovanna che vive a Ciano col marito Natalino Paruzzolo, attivo nel servizio forestale. Poi la gioia è stata incrinata dal Covid. «Abbiamo avuto paura, soprattutto all’inizio e tristezza per non poter condividere l’evento». Impossibile il confronto con le altre mamme anche se l’Usl organizza incontri on line. Le visite le fa da sola. «Capisco la prudenza dei sanitari ma mi è dispiaciuto moltissimo» dice Giovanna che si dichiara felice di aver almeno avuto papà Natalino vicino durante il parto. «È stata un’emozione unica per entrambi»: Giovanna e Natalino non hanno voluto conoscere prima il sesso del nascituro. 

Gioda Reghini e Ludovica

Ludovica, che appena nata ha dovuto sconfiggere il Covid «La mia bimba di pochi mesi ha lottato contro il Covid». Ludovica, figlia di Giada Reghini, 24 anni, ha guardato in faccia il virus e lo ha sconfitto. Era novembre quando papà Luca Cornuda, 29 anni, scopre di essere positivo. Il tampone viene esteso alla moglie Giada e a Ludovica, nata il 30 luglio scorso. Il giro di esami rileva positività anche per i genitori di Luca mentre “risparmia” moglie e figlia. «Almeno così credevamo perché i nostri tamponi risultavano negativi». Per sicurezza Luca torna a vivere coi genitori mentre Giada rimane nella casa di Caerano con la piccola. «Qualche giorno dopo Ludovica comincia a star male, ha la febbre, respira con fatica. Sono corsa all’ospedale di Montebelluna che non avendo una sezione pediatrica Covid ci ha fatto trasferire a Treviso». Il tampone della neonata risulta positivo, diversamente dalla mamma che non è stata colpita, nonostante la stretta vicinanza con la piccola. «Siamo rimasti insieme giorno e notte poi la situazione è migliorata e abbiamo potuto tornare a casa» racconta Giada che ha monitorato febbre e sintomi finché, dopo una decina di giorni, il tampone torna negativo. «È stato un sollievo per tutti e ora che siamo riuniti possiamo festeggiare, almeno tra noi». Sì perché Giada e Luca come del resto tantissimi altri neogenitori hanno dovuto limitare i contatti col mondo. Giada non vede l’ora di condividere la gioia della nascita, incontrare le persone care, passeggiare con la carrozzina, tagliare torte coi parenti. «Ho avuto una paura tremenda ma ora guardo avanti e spero di farlo accanto alle persone cui voglio bene».  

Alessandra e Rjan

"Rjan è frutto dell'amore" Alessandra Martignago e Daniele D’Ambroso hanno concepito il loro piccolo Rjan, nato il 9 dicembre, in pieno lockdown. «Volevamo un figlio e non ci siamo lasciati scoraggiare da quello che stava succedendo» dice Alessandra, 33 anni, un lavoro nel reparto gastronomia di un supermercato. Pienamente d’accordo papà Daniele, 27 anni, operaio. E mentre il mondo si chiudeva sempre più attorno alle mura di casa a Trevignano, Alessandra e Daniele si aprivano alla vita. La gravidanza prosegue senza complicazioni e dall’Usl arriva un sostegno prezioso. «Devo ringraziare gli operatori del Progetto Arcobaleno di Montebelluna, grazie al quale sono stata seguita da un’ostetrica dai primi mesi fino al parto», spiega Alessandra. Il fatto di potersi confrontare con professioniste da sempre amiche delle donne è stato per la giovane mamma fondamentale in un anno altalenante, in cui dalla chiusura totale di marzo e aprile si è passati alla speranza dell’estate, per poi precipitare di nuovo nell’onda dei contagi. Il papà non può entrare a visite o ecografie però riesce a stare vicino alla compagna nei momenti del travaglio e del parto. Ora non resta che far conoscere di persona Rjan. «Finora hanno potuto farlo solo i nonni che stanno sempre in casa e gli zii che si sottopongono a tamponi costanti». Nel frattempo volano le foto in chat e si moltiplicano le videochiamate. Anche la notizia della gravidanza è passata dal web, con una foto di mamma e papà sull’erba, pronti ad aggiungere il numero 3 in famiglia. «La tecnologia è utile ma non può sostituire il fatto di essere di fronte ai tuoi cari per dire che questa nascita è una gioia grande».

 

 

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