«Una pietra d’inciampo per Ottolenghi, prof al Riccati»

«Avremmo voluto installare a Treviso una pietra d’inciampo per ricordare il professor Alessandro Ottolenghi morto nel campo di sterminio di Auschwitz ma fino ad oggi non siamo riusciti a trovare consensi istituzionali». Il professor Gianpier Nicoletti dell’Istresco è amareggiato per non essere riuscito a condurre a termine il progetto partito dall’Istituto Canossiano con l’idea di coinvolgere gli studenti e la città in una serie di iniziative della memoria.

Ottolenghi, decorato con Croce al merito nella Grande Guerra, è uno dei 66 trevigiani deportati dai nazifascisti, trucidato appena dopo il suo arrivo nel lager polacco. Era nello stesso convoglio di Primo Levi. Insegnante di chimica al Riccati fino alle leggi razziali razziste del 1938, fu sospeso dall’incarico, isolato, deportato, ucciso. La moglie Marta Minerbi direttrice didattica a Mogliano riuscì a tornare. «Avevamo individuato alcuni siti tra cui l’istituto in cui Ottolenghi insegnò o le ex Prigioni oggi museo dei Benetton ma senza successo».


Risposte tiepide a un’iniziativa che rappresenta il primo passo per non dimenticare i concittadini perseguitati. «Le pietre d’inciampo realizzate dall’artista tedesco Gunter Deminig diffuse in tutta Europa non sono costosissime ma sarebbe opportuno che l’iniziativa risultasse istituzionale per aver maggior impatto» conclude Nicoletti.

Le vicende degli ebrei trevigiani sono raccolte in alcune pubblicazioni Istresco che vedono tra gli autori Ivo Dalla Costa, Daniele Ceschin, Francesca Meneghetti, Lucio De Bortoli. La questione delle pietre d’inciampo, sollevata in consiglio comunale e finita in stand by anche a causa dell’emergenza Covid, è in attesa di sviluppi e qualche novità potrebbe emergere domani durante la cerimonia alla Cadorin con il sindaco Mario Conte. —

La. Si.

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