Mensa aziendale al ristorante, un locale su 4 si è adeguato nel Trevigiano

La titolare del Globus, che continua a servire ai tavoli nonostante le multe prese

La Fipe: «Le chiusure a oltranza hanno convinto 500 gestori a riconvertirsi». Il prefetto ai ribelli: «Cumulare sanzioni non conviene». Altra multa al Globus

TREVISO. Alla prima ondata della Pandemia, la scorsa primavera, pur potendolo fare, quasi nessun ristorante della Marca aveva sfruttato la possibilità, al posto della chiusura, di trasformarsi in mensa per le aziende del territorio. C’era la speranza in una imminente ripartenza, e in questo senso l’estate scorsa ha illuso.

Poi la mazzata: la chiusura a oltranza. E vista la crisi nera, negli ultimi dieci giorni si è registrato un fenomeno opposto: in provincia di Treviso quasi 500 ristoranti hanno deciso di trasformarsi in mense aziendali. Nessun menu alla carta, regole rigidissime di distanziamento, tutto ovviamente a norma di legge.

Una possibilità per cercare di restare in piedi, dopo lunghe settimane di chiusura e un asporto che, con la seconda ondata del Covid, non ha assolutamente registrato i risultati precedenti. Bisognava quindi o chiudere o inventarsi altro: la mensa aziendale.


L’imperativo è resistere

«Possiamo dire che circa un ristorante su 4 della Marca, circa 500, ha deciso di trasformarsi in mensa per le aziende del territorio», dice Dania Sartorato della Fipe, la federazione italiana dei pubblici esercizi, «È diventato uno spiraglio per la categoria. Il tutto attraverso regolare contratto. Niente menu alla carta, precisa fascia oraria, distanziamento».

Il servizio mensa nei ristoranti ma anche nei bar non può essere fatto senza codice Ateco specifico. Gli esercizi che intendono effettuare i servizi di mensa continuativa devono stipulare un contratto e avere i requisiti tecnici e amministrativi necessari, garantiti da organi del Comune. La possibilità è ribadita dalle disposizioni contenute nel Dpcm del 3 dicembre 2020, riversatisi nel vigente Dpcm del 14 gennaio 2021.

Il contratto

Oltre a dover rispettare le misure di contenimento del rischio di contagio, in caso di un controllo bisognerà dimostrare la sussistenza di un regolare contratto fra l’esercente che offre la mensa e un datore di lavoro che giustifichi “lo svolgimento dell’attività di mensa o catering continuativo e la corrispondenza fra gli avventori presenti nell’esercizio e i lavoratori individuati in uno specifico elenco dal proprio datore come beneficiari del servizio contrattualizzato”, si legge nel regolamento. Alla mensa ricavata in un ristorante possono mangiare solo i lavoratori dipendenti e non gli autonomi.

Globus nuovamente multato

Nel frattempo prosegue a oltranza la protesta lanciata da “Ioapro” che raccoglie un manipolo di esercenti che di tener chiuso i locali non vogliono sentir parlare. Sabato sera il Globus Ristopub di Santa Lucia di Piave è stato nuovamente multato, questa volta per ave violato il dispositivo 650 del codice penale in materia di sicurezza e ordine pubblico. Una sanzione che si aggiunge a quella già presa e che farà cumulo sulle chiusure.

Oggi il prefetto Maria Rosaria Laganà sentirà il questore, proprio per fare il punto della questione. Mercoledì, invece, c’è il Comitato sicurezza e ordine pubblico, che accenderà nuovamente i riflettori sul problema. I “recidivi” non sono molti, come non manca di sottolineare il prefetto. Che però aggiunge: «È una partita che stanno giocando non so con quale obiettivo: verranno applicate le sanzioni e se poi riapriranno non so quanto ci possono guadagnare».

E prosegue: «Preferisco pensare alla maggior parte che in maniera pacata, con disappunto ma si adegua, speriamo che questa settimana sia l’ultima in fascia arancio. Ogni verbale è una chiusura, cumulare sanzioni può diventare pesante, certo poi sono le forze di polizia che valutano se esistono altri presupposti. Mi auguro che tutto rimanga confinato in un ambito meno pesante possibile, anche perché abbiamo a che fare con persone esasperate che assumono un atteggiamento poco comprensibile. Mi domando anche i clienti per quanto a lungo saranno solidali dopo essere stati sanzionati».

E infatti molti stanno disertando le serate vietate nei locali. «Se il problema è sopravvivere, non credo che tenendo aperto a oltranza con qualche cliente risolvano i loro problemi economici. Anche perché se poi si torna a poter aprire, a loro toccherebbe rimanere chiusi per aver accumulato troppe sanzioni e questo giocherebbe contro di loro». Insomma, il prefetto rileva parecchi dubbi sul comportamento dei “recidivi” ma anche sull’efficacia della loro protesta: «Nei prossimi giorni faremo il punto, con il questore e nel comitato sicurezza, per capire come muoverci nei confronti di queste “effervescenze provinciali” e quante sono le situazioni che meritano interventi diversi». Il prefetto si augura anche che il Governo capisca l’urgenza dei ristori. —


 

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