Covid, a Treviso epidemia ai minimi da ottobre: la zona arancione abbatte la curva

Negli ultimi sette giorni 1.368 casi. Resta alto il numero dei decessi, timori per il rientro a scuola

TREVISO. Per la terza settimana consecutiva, la curva dei contagi in provincia di Treviso punta verso il basso. E gli effetti della zona arancione, scattata per tutto il Veneto dall’11 gennaio (ma effettiva già da prima, visto il Dpcm “natalizio”), si vedono chiaramente. Nell’ultima settimana, quindi, 1.368 nuovi positivi, una media di 195 ogni giorno, quando erano 6-800 nelle giornate di picco dell’epidemia a dicembre. Non cala in modo significativo, invece, il numero dei decessi, che anche nell’ultima settimana ha sfiorato il centinaio.

l’andamento


Tutti i principali indici dell’epidemia sono in calo sia su base giornaliera che settimanale, anche se Treviso si conferma la quinta città italiana per numero assoluto di contagi: superata ieri quota 60 mila, frutto soprattutto dell’impressionante escalation di novembre e dicembre.

Da qualche giorno gli ospedali sono tornati nella fascia di rischio medio stabilita dalla Regione, ieri il calo dei posti letto occupati da pazienti positivi al Covid si è accentuato, con altre 9 dimissioni (anche se le terapia intensive contano un posto occupato in più e si mantengono sopra quota quaranta). Nelle ultime due settimane sono 140 i posti occupati in meno. Siamo anche la provincia con più guariti in Veneto: quasi 55 mila.

Ecco il grafico che mostra l'andamento dell'epidemia nella Marca



le prospettive

Il calo dei positivi è conseguenza anche della riduzione del numero di tamponi, in osservanza alle nuove direttive nazionali, ma dipende soprattutto dalla minore circolazione del virus nell’ultimo mese.

Nello stesso periodo di tempo, infatti, sono diminuite anche le telefonate al 118 per positivi a domicilio con sintomi severi. «La zona arancione ha sicuramente avuto un effetto positivo per l’abbassamento della curva» fa notare il direttore generale dell’Ulss 2, Francesco Benazzi. «Il fatto di essere rimasti chiusi ha inciso in modo significativo, stavolta però abbiamo rispettato le regole: avevo criticato chi si assembrava nel periodo prima di Natale, adesso lasciatemi dire che i trevigiani si sono comportati bene». All’orizzonte si profila però una sfida tutt’altro che semplice: il rientro in classe delle superiori.

«Credo che le scuole siano il vero problema, averle tenute chiuse ci ha aiutati tantissimo» conclude Benazzi, «i contagi viaggiano tra i ragazzi che poi portano il virus a casa. Tutti quanti, da febbraio, dovremo metterci ancora più attenzione per evitare la terza ondata».

È di ieri la notizia di un focolaio, con cinque studenti positivi, in una scuola elementare della Marca. Una situazione per il momento gestibile, ma che rischia di diventare pericolosa se, come avvenuto in autunno, i focolai scolastici si moltiplicheranno. —



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