«Oderzo diventi un brand e un’esperienza dei sensi Così città e commercio potranno rilanciarsi»

Parla Albino Rui, fresco di nomina come presidente del distretto Obiettivo: sinergie forti, che uniscano bellezza, eventi e cucina 

L’intervista

Un brand da rafforzare attraverso un programma di ampio respiro, ancora da stendere materialmente ma che dovrà essere condiviso con tutte le parti in causa. Sono queste le direttive su cui lavorerà Albino Rui, l’imprenditore di Fontanelle del campo della comunicazione e del digitale nominato manager del distretto del commercio di Oderzo.


Rui, è la prima volta che ricopre questo ruolo. Qual è l’obiettivo?

«Il Comune voleva avere un interlocutore che facesse le cose e che non lasciasse morire le idee. Spesso queste iniziative restano sulla carta, ma ho uno spirito intraprendente: sento di poter davvero aiutare la comunità. Sono entusiasta: ci metterò anima e corpo, elaborata un’idea, inizierò subito a lavorarci per realizzarla».

Se dovesse fotografare Oderzo, come la vedrebbe?

«La città ha un fermento di iniziative, ma ora devono essere incanalate nella giusta direzione. Non abbiamo stilato un progetto vero e proprio: il primo incontro ufficiale fra me e la giunta è stato il 19 gennaio. Siamo all’inizio, ma voglio dare un’identità al centro storico in modo che sia riconoscibile in tutto l’hinterland».

Qual è la prima cosa da fare?

«Creare il marchio, appunto, fare di Oderzo un brand riconoscibile. In questo gioca un ruolo lo sviluppo del concetto di accoglienza. Le persone che arrivano in centro devono vivere un’esperienza distintiva: dovremo lavorare a stretto contatto con i commercianti, coordinare gli eventi».

Come si fa a far vivere ai non opitergini un’esperienza, visitando Oderzo?

«Si tratta di mettere in campo valori distintivi. Mi viene in mente un esempio: in un ristorante potrei trovare un piatto strettamente legato al contesto di Oderzo, in pasticceria un dolce legato alla città, e così via. È fondamentale offrire un’idea molto chiara della città e proporre iniziative che riescano a creare un’osmosi fra Oderzo e i paesi vicini».

Quali tempi si è dato per raggiungere l’obiettivo?

«Il mio mandato dura fino alla primavera 2022. Non è molto, ma punto a capitalizzare una serie di iniziative in modo da riuscire a creare un brand per Oderzo. L’attesa è tracciare una direzione che mantenga spirito ed inerzia anche dopo il mio intervento di orientamento. Fondamentale è riuscire a trovare un accordo con tutte le parti in causa su valori più alti: è importante non focalizzarsi sui dettagli, ma puntare tutti a stringere un patto sulle idee, con l’obiettivo comune di dar risonanza ai nostri valori».

Lavorerà anche per aprire di più Oderzo ai giovani?

«Il nostro lavoro tenderà a sviluppare nuove attrattive costruite sulle generazioni e sugli aggregati quali: giovani, sportivi, famiglie, appassionati di enogastronomia… Codificare valori di accoglienza che ci appartengono significa costruire un marketing esperienziale che lascia il segno a chi visita il nostro centro storico».

Come si innesta il suo lavoro in un momento così difficile com’è quello della pandemia?

«È un tema scottante. Dobbiamo pensare a un modo per promuovere Oderzo anche in questi tempi di limitazioni». —



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