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Il trevigiano Giorgio Trevisani, pilota e canottiere è morto per il Covid.  Amava le armi e la letteratura

Giorgio Trevisani a destra da giovane di fronte al suo aereo

Era sopravvissuto ad incidente aereo in Cansiglio, aveva fatto guidare un amico, la sua è stata una vita avventurosa

TREVISO. “Pilota e guerriero”: è rimasto attaccato alla vita, per due settimane, in contatto con i suoi famigliari attraverso uno schermo, lottando “corpo a corpo” contro quel nemico subdolo e invisibile che è il Coronavirus.

Vita avventurosa, quella di Giorgio Trevisani, spentosi a 88 anni domenica, socio della Canottieri Sile e dell’Aeroclub: «Nemmeno un incidente aereo lo aveva spezzato» ricorda commosso il figlio Gianluca «era uomo d’altri tempi».

Nato a Napoli, papà questore, a 7 anni Trevisani si trasferisce nella Marca. Inizia la sua carriera alla Comit , ma poi sceglie di stare a fianco della moglie Paola Turchetto, farmacista a Salgareda e poi a Susegana. Alla fine degli anni ‘50 Trevisani è stato protagonista di un rocambolesco incidente


«Lasciò guidare a un amico il suo aereo» racconta il figlio, titolare con il fratello Marco della farmacia Trevisani a Martellago «ma si schiantarono in Cansiglio. Mio padre, gravemente ferito, vagò nel bosco, lasciò col suo sangue le tracce sugli alberi, per consentire ai soccorritori di trovare il velivolo ed estrarre l’amico incastrato. Aveva mille passioni: tiro con l’arco, kayak, parapendio, armi e letteratura. Ha partecipato anche alla Vogalonga, con l’amico Ennio Scantamburlo. Ha volato l’ultima volta a 84 anni, impugnando la cloche».

Trevisani ha sempre collaborato, con la moglie, nella farmacia dei figli. Lascia anche la figlia Stefania.  



 

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