Giuseppe Giordano, delle pizzerie da Pino: «Ho perso più di 10 milioni di euro, ma non ho aperto i locali»

Giuseppe Giordano con Dania Sartorato della Fipe

Il titolare della catena di pizzerie appoggia la protesta della categoria ("Perso il 60 per cento del fatturato") ma non ha violato le regole ("Al'origine c'è un problema di salute pubblica")

TREVISO. «Non me la sento di giudicare chi ha deciso di servire al tavolo. Se non ci fosse stata di mezzo la salute, l’avrei fatto pure io». Così Giuseppe Giordano s’è limitato ad accendere l’illuminazione interna delle pizzerie “da Pino” a Treviso, sposando la versione soft della protesta.


Giordano, perché la protesta soft?

«L’importante era far capire che ci siamo. Bisognava alzare la voce, ma ho ritenuto fosse opportuno farlo in modo diverso. Le luci accese erano sufficienti. Se devi trasmettere un pensiero, puoi farlo senza trasgredire le regole. Non aveva senso rischiare la multa. E, soprattutto, non era nelle mie corde protestare in un contesto simile. Semplificando: se all’origine non ci fosse stato un problema di salute pubblica, non mi sarei limitato a una protesta mite».


Perché protestare?
«Perché il governo e le istituzioni tutte devono prendere atto del problema. Devono trovare una soluzione compatibile con la nostra sopravvivenza. Devono adoperarsi per assicurare interventi massicci. Un progetto complessivo di aiuti che ci permetta di continuare a vivere. Non faccio il sindacalista, ma i ristori non bastano. E serve pure una coscienza generalizzata della gravità della situazione. Una coscienza comune. La mia idea è di un sistema d’aiuti a cascata. Che garantisca a tutti la sostenibilità e a noi permetta di tenere botta in un momento durissimo».


A proposito: che contraccolpo ha accusato l’attività nel 2020?
«Contando gli 11 locali con il nostro marchio, abbiamo dovuto sopportare un calo generale del fatturato del 60% rispetto al 2019. Tradotto in denaro, abbiamo perso fra i 10 e 15 milioni di euro. Era il momento di ricordare a tutti che esistiamo pure noi».—

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