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Locali ribelli nel Trevigiano, raffica di chiusure in arrivo dopo "IoApro"

Carabinieri e vigili hanno trasmesso i verbali al prefetto: «Stop dai cinque ai trenta giorni e sanzioni economiche»

TREVISO. Chiusura dai cinque ai trenta giorni in arrivo, corredata di sanzione economiche, per i locali che venerdì sono rimasti aperti (con somministrazione ai clienti) e hanno ricevuto la visita delle forze dell’ordine. Lo annuncia il prefetto Maria Rosaria Laganà, che a stretto giro riceverà i verbali di carabinieri e polizia locale. Non moltissimi, per la verità, quelli che sono andati fino in fondo alla protesta, ancor meno quelli effettivamente controllati dalle forze dell’ordine: tra questi il ristorante T’Osti a Montebelluna (carabinieri), La Paterna di Giavera (carabinieri), il bar Siesta a Castelfranco (polizia locale). Ieri pochi “ribelli” hanno concesso il bis, tra questi il Globus Ristopub di Santa Lucia, aperto ieri sera, e il ristorante giapponese Yumi a Conegliano, sempre ieri sera.

La procedura


E adesso? «I verbali saranno mandati in Prefettura nei prossimi giorni» dichiara il prefetto di Treviso, Maria Rosaria Laganà. «Qualche infrazione è stata rilevata, anche se a livello provinciale non sono numeri particolarmente elevati. In questi casi viene fatto un verbale, le forze dell’ordine controllano se ci sono avventori che non dovevano esserci, se c’è il distanziamento tra i tavoli e altre cose. Il verbale fa scattare il procedimento, che prevede un contraddittorio con l’interessato.Tempistiche? Dipende dal carico di lavoro degli uffici, ma siamo abbastanza veloci, qualche giorno o settimana al massimo, ma bisogna consentire alla controparte di formulare le proprie osservazioni».

Cosa rischia un ristorante aperto con i clienti all’interno? «La chiusura da cinque a trenta giorni, abbiamo sempre utilizzato il minimo se non c’è recidiva. In aggiunta a questo c’è anche una sanzione economica. Poi c’è anche la possibilità che il comportamento degli avventori costituisca una violazione delle norme, magari qualcuno era arrivato da fuori Comune. Quindi anche i clienti rischiano qualcosa».


Sindaco a tavola

Il prefetto è intervenuto anche per stigmatizzare il comportamento di Claudia Benedos, sindaco di Maser, che venerdì a pranzo si è unita alla rivolta dei ristoratori sedendosi a tavola al ristorante “da Jodo”. «Mi sono arrivati messaggi di altri sindaci che hanno stigmatizzato l’episodio. Non è una bella immagine» afferma Laganà. «Si capisce il disagio degli operatori, facciamo tutti il tifo per i ristori, ma il primo cittadino è anche il primo difensore delle norme. Bar e ristoranti non sono gli unici luoghi in cui si può propagare l’infezione, certo, ma è opportuno evitare occasioni di assembramento. Il sindaco può sostenere la battaglia dei propri cittadini, ma non in violazione delle norme. Quello che è successo è quasi un invito a trasgredire, con risultato pratico nessuno e rischio di contravvenzione. Detto questo, massimo impegno a sostenere coloro che sono fermi da mesi».

La protesta dei ristoratori continua a correre su due binari. Le sigle ufficiali (Confcommercio) e Treviso Imprese Unite sono contrari all’apertura ai clienti in violazione delle norme. L’ala più intransigente, organizzata in un gruppo Telegram, continua a spingere perché altre attività rialzino le serrande noncuranti della zona arancione. —


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