IoApro, la voce dei baristi trevigiani: "Apriamo, non sono i ristoratori a diffondere il Covid"

Oggi, 15 gennaio, in tutta la Marca è in scena la protesta di baristi e ristoratori che hanno aperto i loro locali sfidando le restrizioni governativi

CONEGLIANO. La protesta #IoApro si leva forte da Conegliano. «Vogliamo poter lavorare, i clienti sono con noi», afferma da dietro il  bancone il titolare del Caffè Costa bassa di Lourdes.
 
Stessa aria si respira al “Bar bistrò Luci” di Giacinto Scalese: «Facciamo questa attività da trent’anni, con l’asporto incassiamo 30 euro a giorno. Abbiamo affitto, bollette, mutuo, siamo pronti a lavorare in sicurezza con le precauzioni che abbiamo sempre utilizzato. Non sono baristi e ristoratori a diffondere il virus».
 
 
Oggi, 15 gennaio, in tutta la Marca è in scena la protesta di baristi e ristoratori che hanno aperto i loro locali sfidando le restrizioni governative.
 

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La voce degli esercenti trevigiani è unanime. Noi le regole anti Covid le rispettiamo, non è nei nostri esercizi che le persone si infettano. Un grido che unisce le attività più disparate, dalle pasticcerie alle palestre, dai ristoranti  alle osterie. Ecco cosa pensano, la richiesta è di poter lavorare.
 
Il bar bistro Luci di via Manin a Conegliano è attivo dalll’ottobre 2019 e non ha ricevuto alcun ristoro. Lavorava anche con la clientela di passaggio, per un pasto veloce.
 
«E’ diventato un reato fare un caffè o servire da mangiare? Ho aperto perché ho bisogno di lavorare», afferma il titolare Giacinto Scalese. «Mi assumo le responsabilità, ma non obbligo nessuno a sedersi, spiego che lo fa a suo rischio». I clienti vengono avvisati che potrebbero anche loro essere sanzionati, ma c’è chi si accomoda volentieri per la colazione. «Ci stanno rovinando il lavoro di una vita – aggiunge la moglie Patrizia, che è cuoca -. Chi governa deve capire che abbiamo bisogno di mantenere una famiglia, noi non pretendiamo di vivere da gran signori come loro, ma almeno la dignità di lavorare. Non possono vietarci di lavorare, noi abbiamo sempre rispettato le regole».
 
Si bevono caffè e il cappuccino al banco al Caffè Costa bassa di Lourdes. «Non neghiamo la pandemia ma abbiamo deciso di far valere i nostri diritti, oggi sta andando bene, decideremo se tenere aperto anche nei prossimi giorni. A parte soldi e ristori è giusto che ci facciano semplicemente lavorare. Speriamo di essere in tanti a rimanere aperti».
 
E al Siesta di Castelfranco, aperto dopo le 18, arriva la polizia locale. La titolare: "C'è chi può lavorare e chi no".
 

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