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Covid, terapie intensive sotto pressione: a Treviso mancano in organico 80 professionisti

Reparti sotto di 10 medici, 52 infermieri e 18 operatori socio sanitari. Per il 2021 l’Usl 2 chiede nuove assunzioni

TREVISO. I reparti di terapia intensiva degli ospedali di Marca, sotto pressione mai come in questo periodo di grave emergenza sanitaria, patiscono una altrettanto grave carenza di personale. In organico mancano all’appello circa 80 professionisti. Oltre a una decina di specialisti in anestesia e rianimazione – tra l’altro molto difficili da reperire – servono almeno altri 52 infermieri e 18 operatori socio sanitari. Con questa iniezione di professionisti la sanità di Marca potrà marciare a pieno ritmo anche quest’anno.

Il dato emerge dal piano dei fabbisogni di personale fino al 2023 e sulla dotazione organica per il 2021, che si è appena aperto, nell’ambito dell’Usl 2. Il personale è richiesto, si legge nel documento firmato dal direttore generale dell’Usl 2 Francesco Benazzi, «per garantite l’adegumento dei posti letto secondo quanto prescritto dalle nuove schede ospedaliere e a seguito del decreto legge che rivede i posti letto delle terapie intensive e semintensive, nonché del decreto regionale che determina i tempi assistenziali per paziente».

In altre parole, per ottemperare alle norme di legge bisogna assumere. E assumere “extra piano”: oltre i limiti dettati dal budget a disposizione. A scoperchiare la pentola è stata la pandemia Covid che ha costretto gli ospedali di Treviso a reperire di corsa decine di posti letto di terapia intensiva per i pazienti sofferenti di gravi polmoniti. I letti occupati vanno dai 40 ai 50 in tutta la provincia, con maggiore concentrazione nel reparto di Treviso diretto dal primario Antonio Farnia che è anche direttore del dipartimento di Anestesia e Rianimazione di Treviso, Oderzo e Motta.

Fortunatamente l’andamento in questi ultimi giorni vede una discesa dei posti occupati in area critica dopo i picchi a dicembre e nei primi giorni di questo mese. Un fatto importante perché per reperire altri letti attrezzati e personale preparato e in numeri sufficienti, gli ospedali sono costretti via via a riconvertire le sale operatorie diminuendo le attività ordinarie. Ecco il nodo del personale.

Non si sa per quanto tempo dovremo convivere con il Covid 19, né si può scartare l’ipotesi anche altre virosi possano investire l’Italia e l’Europa mettendo a dura prova il sistema sanitario. Dal punto di vista strutturale l’Usl si sta attrezzando con l’ampliamento e l’ammodernamento degli spazi, stanze di degenza e sale operatorie, nella nuova Cittadella in fase di ultimazione.

Bisogna adeguare anche la quantità di personale. I reparti che maggiormente soffrono sono quello di Treviso e di Vittorio Veneto. Per Ca’ Foncello, neurochirurgia e cardiochirurgia, servono altri 13 infermieri e 4 operatori socio sanitari, da integrare con ulteriori sei infermieri e 3 oss per la terapia intensiva neonatale.

All'ospedale di Costa di Vittorio l’organico va rimpolpato con 12 infermieri e 3 oss. Sei infermieri servono alla terapia intensiva di Montenbelluna, altrettanti a Oderzo e alla terapia intensiva coronarica di Conegliano. A questi si aggiunge l’esigenza, calcolata dai sindacati, di 10 medici anestesisti e non sarà facile trovarli. —

 

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