Scopre video hard, lascia il marito e lui la perseguita

Treviso. La donna trova per caso un cellulare con foto e registrazioni dell’uomo con altre: «Da lì è cominciato il mio inferno»

TREVISO. L’incubo inizia nel febbraio del 2018 quando una donna di origini straniere, sposata con un commerciante trevigiano, trova per caso, in un armadio, un cellulare nascosto sotto una pila di biancheria. Lo prende, va in bagno e scopre che vi sono registrati filmati e fotografie del marito con altre donne: escort o conoscenti che avevano a che fare con il suo lavoro. «Da quel momento - ha detto ieri mattina la donna, una 32enne sudamericana - è iniziato l’inferno. Io l’ho lasciato e lui, possessivo, ha iniziato a perseguitarmi».

Alla sbarra con l’accusa di stalking un commerciante trevigiano di 55 anni nel processo iniziato ieri mattina, in un’aula del tribunale, davanti al giudice Leonardo Bianco, con la testimonianza della donna.


«Quando trovai quel cellulare nascosto e che non conoscevo - ha raccontato la donna in aula - avevo avuto un sesto senso che avrei scoperto qualcosa di orribile. Mi sono rinchiusa in bagno e l’ho acceso. Dopo aver visto foto di amplessi di mio marito con altre donne, a pagamento o gente che conosceva per lavoro, mi è crollato il mondo addosso. Ho aspettato che tornasse a casa, gli ho chiesto spiegazioni e poi ho deciso di troncare il nostro rapporto».

La coppia ha continuato a convivere per quattro mesi sotto lo stesso tetto. «Vivevamo - ha continuato a raccontare - come due separati in casa. Lui dormiva sul divano e io sul letto, chiusa a chiave nella camera. Durante quei quattro mesi e anche dopo, mi ha reso la vita impossibile. Di notte, veniva fuori dalla porta della camera dove dormivo e mi insultava. Durante il giorno, dopo il lavoro non potevo uscire sennò mi seguiva, diverse volte mi ha aggredito e picchiato tanto che l’ho querelato per cinque volte. Insomma una situazione insostenibile».

La convivenza è terminata ad inizio giugno del 2018. Ma non gli atti persecutori. «Da allora - ha fatto presente al giudice - non potevo uscire più di casa perché me lo trovavo sempre fuori che mi aspettava. Mi pedinava e mi faceva qualsiasi dispetto, arrivando fino a danneggiare la mia automobile. Lui è sempre stato possessivo con me e non si rassegnava a vedermi andare via. Anche quando ci eravamo lasciati, lui continuava a seguirmi e a dirmi di tornare con lui. Poi però quando ha capito che non c’era verso ha iniziato a picchiarmi. Una volta mi ha stretto le mani al collo quasi fino a soffocarmi».

Al termine dell’audizione della donna, che si è costituita parte civile nel processo, il giudice Bianco ha rinviato il processo a giugno per sentire altri testimoni. —

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