«Mio fratello ucciso dal Covid per colpa di un pranzo tra amici»

Roberto Pasqualin ucciso dal coronavirus a 62 anni

Il trevigiano Roberto Pasqualini aveva 62 anni. La sorella: «Virus micidiale, su sei partecipanti quattro contagiati» 

TREVISO. Ucciso dal Covid a 62 anni. Tradito da un pranzo tra (pochi) amici, l’unico svago che si era concesso prima di Natale, unica eccezione a una cornice rigidissima di regole che si era imposto, come tutta la sua famiglia, per tutelare l’anziana mamma considerata a rischio. Tradito, forse, da una commensale che non sapeva di avere il coronavirus quando si è seduta a tavola, ma che pochi giorni prima aveva avuto un contatto stretto con un positivo. Treviso piange l’ennesima vittima del Covid: Roberto Pasqualini, 62 anni, originario di Santa Maria Maggiore, imprenditore con un’azienda in Romania, padre di famiglia. «Non aveva alcuna patologia pregressa» sottolinea la sorella Lella, «da questa storia si può trarre un monito. Il virus è subdolo. Viaggi in auto con un positivo o pranzi con persone a rischio vogliono dire contagio sicuro. E che rabbia quando chi dovrebbe stare a casa in quarantena, com’è accaduto stavolta, si presenta lo stesso».

La storia


È il 6 dicembre quando Pasqualini partecipa al pranzo che risulterà, purtroppo, decisivo nel contrarre il virus. Secondo la sorella, come detto, a tavola ci sarebbe stata anche una persona contatto stretto di positivo, che si sarebbe a sua volta positivizzata pochi giorni dopo. Il bilancio del pranzo è terribile: sei partecipanti, quattro contagiati. «In famiglia siamo sempre stati super attenti, abbiamo una mamma anziana e già da mesi abbiamo abolito tutti i pranzi di famiglia» racconta Lella. «Mio fratello non andava nemmeno più in azienda, riusciva a fare tutto da casa. Ha ceduto a quest’unico invito». Il decorso dell’infezione è stato micidiale, come avviene purtroppo in alcuni casi a prescindere da eventuali patologie pregresse (che in questo caso non c’erano). Qualche giorno di tosse. La febbre. Il medico di base che, per sicurezza, ordina una radiografia ai polmoni. Pasqualini stava relativamente bene, tanto che aveva raggiunto il Ca’ Foncello da solo, in automobile, per sottoporsi al test: la diagnosi, polmonite bilaterale, lo ha costretto al ricovero dal quale non sarebbe più uscito. Erano passati appena cinque giorni dalla notizia della positività. E la famiglia, oggi, è intenzionata a capire fino in fondo se ci siano delle responsabilità in capo all’ospite considerata a rischio, che non sapeva di essere positiva, ma sapeva probabilmente di essere entrata in contatto con un positivo pochi giorni prima.

La carriera

Tutta la famiglia Pasqualini è molto conosciuta nel capoluogo, e ha radici in centro storico. Il padre di Roberto era titolare di un negozio di biciclette in via Carlo Alberto. Il figlio aveva scelto una strada diversa, aprendo una ventina d’anni fa una fabbrica di stampe tessili in Romania. Un’azienda consolidata, con una trentina di dipendenti, che oggi ha le spalle abbastanza larghe per andare avanti anche senza il suo titolare. Pasqualini lascia la compagna Dumi e due figli, Marco e Alessandro. Il funerale è in programma mercoledì 13 gennaio alle 14.45 nella chiesa di Santa Maria Maggiore. La famiglia non chiede fiori ma donazioni per la onlus “Per mio figlio”, associazione nata da un gruppo di imprenditori trevigiani il cui primario obbiettivo è il miglioramento della qualità della vita del bambino costretto al ricovero in ospedale e dei suoi genitori. —



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