Paolo Fassa: «Chili di fango su di me che ho autodenunciato a ottobre le irregolarità. Chi ha sbagliato paghi»

Parla il patron dell’azienda di Spresiano: «Primo a fare dichiarazioni  sui conti. Ma non ho gestito nulla, mi occupo di strategie non bilanci»  

TREVISO. La notizia rimbomba tra siti internet e agenzie mentre Paolo Fassa è in ufficio, a Spresiano, come sempre. Non conta il maxi yacht, il sequestro, l’indagine. Conta forse più di tutti il nome, “Fassa”, affiancato alle parole frode fiscale e autoriciclaggio. È pacato, il patron dell’impero dei prodotti per l’edilizia, diplomato ragioniere e poi entrato nell’azienda di famiglia decidendo di farle fare il salto. È pacato ma non sta nella pelle dalla rabbia. Lui che la laurea l’ha presa otto anni fa honoris causa a Ferrara, quando era da decenni ormai alla guida di un gruppo che fattura milioni, ne fa una questione personale ancor prima che giuridica.

Fassa, le accuse mosse a lei e sua figlia sono pesanti: soldi dell’azienda usati per mantenere uno yacht privato attraverso un giro di false fatture e conti esteri. Cosa risponde?


«L’indagine è un provvedimento ingiusto, assurdo, che getta una pesantissima e vergognosa infangata sul nome mio e della mia azienda. Ma chi ha sbagliato pagherà, glielo assicuro, giudici compresi».

Ma nel merito delle accuse?

«Una assurdità».

Le società offshore, le fatture false, il giro di denaro?

«Io mi occupo della strategia e della gestione della mia azienda, non mi occupo dei soldi e dei conti, delle fatture o di altre cose simili. Mi chiamano in causa perché sono il diretto responsabile, certo, ma non metto mano alla cassa. È affare di altri».

Sua figlia, perché?

«Perché come me ha un ruolo da dirigente all’interno della società e si occupa anche di finanza. Ma guardi, ci siamo comportati a dovere... anzi».

“Anzi” in che senso?

«In che senso? Oggi mi ritrovo citato sulle pagine di tutti i giornali con l’accusa di frode fiscale e via dicendo, ma se vuole sapere la verità sono stato io, con i miei avvocati, ad andare in procura a Milano due mesi fa. Sono stato io ad autodenunciarmi. Ho parlato con i magistrati, ho parlato con i finanzieri, c’erano anche i rappresentanti dell’agenzia delle Entrate. Io ho evidenziato che c’erano irregolarità e oggi mi ritrovo gli inquirenti a comunicare ufficialmente di avermi sequestrato la barca e di avermi indagato? Ripeto, è una assurdità figlia di non capisco quale logica, ma alla fine chi ha sbagliato pagherà, nessuno escluso».

Parla di terze persone?

«Anche di chi oggi mi ha messo in piazza scorrettamente»

In autunno, scusi, ma cosa ha denunciato?

«Ho segnalato che c’erano irregolarità nelle gestione finanziaria della mia barca, che qualcosa non era stato fatto correttamente. Mi sono messo a disposizione chiarendo ciò che c’era da chiarire. E questo è il risultato? Sono stato io a denunciare irregolarità e ora sono stato messo sulla pubblica piazza».

Si parla di finte pubblicità, finti noleggi, giro di fatture basati sul nulla che movimentavano i soldi della Fassa a vantaggio privato eludendo il fisco. Che dice?

«Ribadisco, io non metto becco nella gestione finanziaria. Mi occupo di ben altre cose. E quando ci si è resi conto che qualcosa non quadrava abbiamo messo tutto a disposizione».

Una frode per un super yacht ferisce ancor di più l’opinione pubblica.

«La barca mi piaceva, l’ho scelta. Ma non c’è stato intento di frode. Le irregolarità gestionali rilevate, le abbiamo denunciate».

Quindi, adesso che intende fare?

Beh, innanzitutto vedere che fine fa questa accusa. Rendiamoci conto che prima di ogni altra cosa sono stato messo sulla pubblica piazza. Voglio vedere. La ritengo una azione scorretta nel metodo e nel merito e come ho detto chiederò conto. Non mi interessa, chiederò conto a tutti».

Si sente messo alla gogna?

«Certo, vede ben qual è la situazione. È il perché che non spiego. O meglio potrei parlare di invidie e livori, ma preferisco evitare. Vedremo come va a finire e poi tireremo le somme. Io vado comunque avanti con il mio lavoro». –

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