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Tasso di mortalità, il Covid colpisce più donne che uomini: le statistiche comune per comune in provincia di Treviso

Il report congiunto dell'Istituto Superiore di Sanità e dell'Istat confronta il periodo tra marzo e ottobre del 2020 con il quinquennio precedente. Ecco cosa emerge in regione e in provincia

TREVISO. Comuni trevigiani come San Pietro di Feletto e Cordignano che hanno visto il tasso di mortalità impennarsi del 70%. L’incremento dei decessi nella Marca trevigiana rispetto alla media degli ultimi cinque anni è del 29,5% nel solo mese di marzo, con un balzo del 22% nei morti maschi con più di 85 anni. L’emergenza Covid ha riportato tristemente in auge la matematica, i freddi numeri dei bollettini a certificare l’incubo.

Il report


L’ultimo report dell’Istat sulla mortalità (non solo da Covid) ci sbatte in faccia cifre dolorose, che diventano il più efficace riassunto del maledetto 2020 che volge al termine. Cifre che, verosimilmente, dovrebbero peggiorare, visto che l’indagine non tiene conto del lungo epitaffio di novembre e dicembre. L’Istituto nazionale di statistica ha preso in esame la mortalità media del periodo marzo-ottobre nel quinquennio 2015-2019 e l’ha confrontata con i “bollettini di guerra” degli stessi otto mesi del 2020. L’incremento medio in provincia è del 6,13%, inferiore al più 10,8% registrato in Veneto e del più 17,9% rilevato a livello nazionale. Ma la media provinciale, pur indicativa di quanto vissuto nello sconvolgente 2020, può garantire una lettura solo parziale.

Il raffronto 2015-2019 con il 2020 per sesso

Nella seconda ondata a livello nazionale resta invariata la prevalenza della componente femminile (54%), ma diminuisce la classe di età mediana dei casi: 45-49 anni rispetto a 60-64 anni della prima ondata. Cala, in percentuale, il dato dei contagi registrato nella popolazione molto anziana (80 anni e più) che passa da 26% nella prima ondata a 8% nella seconda. Tale diminuzione è verosimilmente in gran parte dovuta all’aumentata capacità diagnostica tra le classi di età più giovani e nelle persone con sintomi meno severi.

Così in Veneto. Ci sono Comuni in cui la percentuale di decessi femminile nel 2020 rispetto ai cinque anni precedenti è davvero impressionante: da segnalare tassi d'incremento del 471,4 per cento a Barbona (Padova), a Lastebasse (400%) nel Vicentino, a Pincara (164,7%) nel Rodigino, a Lozzo di Cadore (257,1% dove però altri Comuni della stessa vallata registrano incrementi notevoli nei decessi dei maschi: 400% a Perarolo, 300 a Selva, 221 a Vigo. Certo, trattandosi di piccoli comuni va sempre considerato che l'incremento percentuale potrebbe corrispondere a un numero assoluto inferiore a quanto si potrebbe immaginare.

Istruzioni. In questa infografica trovate la differenza nel tasso di mortalità Covid tra il quinquennio 1915-2019 e il 2020, sempre nel periodo dal primo marzo al 31 ottobre, suddiviso per sesso. Per sfogliare le 29 schermate cliccate sulla freccia qui sotto a destra. Se invece vi interessa un singolo Comune, usate il search (lente d'ingrandimento) qui sotto a sinistra



Nei comuni

Perché è dall’analisi dei singoli Comuni trevigiani che si può trarre un quadro drammaticamente preciso dell’impatto dell’epidemia. Nella prima ondata, ci furono piccoli Comuni messi a durissima prova dal virus e ora le statistiche lo ricordano: il tasso di mortalità è schizzato al 71,6% a San Pietro di Feletto (più 331% a marzo), al 70,6% a Cordignano, al 50,3% a Ormelle, anche a causa delle loro case di riposo. Sì, Cordignano: quel piccolo Comune che, come San Fior (più 37%), pagò dolorosamente il “focolaio del tressette”.

Un lembo di Marca trevigiana tremendamente ferito dal virus. A Treviso l’incremento risulta del 15%, ma meritano attenzione il più 45% rilevato a Spresiano e il più 23% di Loria, che nel solo mese di ottobre denuncia un agghiacciante balzo del 135%. Quel più 6% complessivo dipende pure dal segno meno di 36 Comuni: meno 32,7% a Cessalto, meno 60,8% a Refrontolo.

I mesi più duri

Ma uno studio sulla mortalità legata al Covid impone di verificare l’andamento demografico nei mesi più duri della pandemia: in marzo si è registrato un incremento del 29,5% (si passa da una media di 7,95 morti negli anni 2015-19 a una media eloquente di 10,4), in aprile la crescita è stata del 23,43% (da 7,16 deceduti a 9,21). Poi settembre, dopo un’estate nella norma (e pure con un minimo decremento a luglio: meno 0,12%), ha visto una nuova impennata: più 20%, da 6,4 morti a 7,2.

Colpiscono i dati di Portobuffolé (più 400%) e Revine Lago (più 316%). Più contenuto il balzo di ottobre, il mese che ha dato il “la” alla seconda ondata: più 4,3%, da 7,55 morti a 7,80. In questo mese, colpisce la già citata Loria: più 135%. Seguono Revine (più 114%) e Valdobbiadene (più 109,3%). Percentuali da paura, che fanno riflettere.

L’età dei decessi

Un altro spunto di riflessione è legato all’età dei decessi, statistica che richiama l’attenzione sulla “strage silenziosa” delle Rsa. E ci ricorda come gli ultraottuagenari, la fascia d’età dei nostri nonni, abbia pagato un prezzo tremendo. Considerando il totale dei decessi del periodo marzo-ottobre, si evidenzia un incremento dell’8,8% fra gli over 85. Più 5,9% nella fascia 74-84 anni, più 3,6% negli over 65. Se si tiene conto dei soli morti maschi, non sfugge il balzo del 22,4% fra gli ultraottantacinquenni. La tragedia delle case di riposo, pesantissima nella Marca trevigiana, è un’evidente spiegazione.
 

Gli incrementi

Ma l’incremento è a due cifre pure nella fascia 75-84 anni: più 12,2% (più 7,2% nell’intervallo 65-74 anni). Se però si analizza il totale delle donne decedute, spicca la doppia cifra nella fascia più bassa, fra i 65 e 74 anni: più 15,6%. 

Da brividi pure altre percentuali: più 5,8% nella fascia 75-84, più 4% nelle over 85. Freddi numeri che sono un pugno allo stomaco, diventando il più efficace riassunto della tragedia vissuta quest’anno. Freddi numeri a due e tre cifre che rimarranno dolorosa testimonianza sui libri di storia. Nella speranza che con il nuovo anno si inizia a vedere, grazie al vaccino contro il Covid, l’inizio della fine del lungo incubo esploso nel 2020.—

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