Coronavirus: troppe salme,a Montebelluna emergenza come a Bergamo

Obitorio pieno: le bare delle vittime Covid trasportate nella cella mortuaria del cimitero con i mezzi della Protezione Civile

MONTEBELLUNA. Manca solo la tragica immagine dei camion militari che portano via le bare: Montebelluna è quasi diventata la Bergamo della scorsa primavera.

Le salme dei morti per Covid-19 sono troppe: da una decina di giorni non vengono più tenute nell'obitorio dell'ospedale, dove non c’è più spazio, ma sistemate nella vecchia cella mortuaria del cimitero. Trasportate dagli operatori delle imprese funebri incaricate di organizzare i funerali e dagli uomini della Protezione Civile. Che novembre e questo primo scorcio di dicembre fosse un periodo tragico per la città lo si era notato dalle bacheche dove vengono affisse le epigrafi, zeppe di nuovi annunci luttuosi.

Ma la situazione è giunta al punto tale che è stato deciso di non tenere più i morti da Covid nell'obitorio dell'ospedale bensì di farli trasferire nella vecchia cella mortuaria del cimitero, accanto all'ingresso del camposanto di via XI Febbraio.

E' stato un andirivieni tragico tra ospedale e cella mortuaria del cimitero quello a cui si è assistito in questi giorni. Le imprese di onoranze funebri hanno trasferito nella cella cimiteriale una quindicina di bare, altre ne ha portate la Protezione Civile. Nell'obitorio dell'ospedale ci sono 4 sale e ci stanno più di una ventina di bare ma è stato deciso di evitare commistioni tra i morti da Covid e quelli per altre patologie e così i primi sono stati dirottati direttamente in cimitero.

«In obitorio devono rimanere dei posti liberi per chi muore - spiega il sindaco Elzo Severin - così è stata fatta la questa scelta». Ci sono stati giorni in cui si sono trovate accatastate 7-8 bare in attesa che venissero celebrati i funerali. «Ci hanno detto di portare le salme in quella vecchia cella che serviva un tempo come obitorio e poi non è stata più sistemata - racconta un impresario del settore - Le bare venivano portate lì sigillate, non poteva esserci alcuna presenza dei famigliari prima e dopo la sigillatura: devano attendere l'arrivo della bara o in chiesa, per la funzione religiosa, o direttamente presso la tomba in cimitero».

I morti da Covid al San Valentino, che rientrano nei 698 registrati in provincia di Treviso, sono stati portati dunque nelle ultime due settimane direttamente in cimitero. Una tragica processione. Sindaco e Usl 2 ieri hanno voluto ringraziare Protezione Civile e imprese funebri del territorio per aver gestito tale emergenza. «esprimendo riconoscenza», per la «tempestiva gestione delle salme dell’ospedale San Valentino. Va infatti sottolineato che il numero di decessi ha reso necessario l’utilizzo temporaneo della cappella del cimitero maggiore di Montebelluna dove alcune salme sono state ospitate prima di eseguire il rito funebre».

Il sindaco Severin ha però ieri tenuto a ribadire che gran parte dei decessi riguarda ospiti delle case di riposo, poi ricoverati, e che «i circa 120 ricoverati al San Valentino arrivano dalle case di riposo e dall'area dell'ex Uls 8, quindi oltre che dal Montebellunese anche dalla Castellana, dall'Asolano, dal Valdobbiadenese. In ogni caso la questione è seria e non mi stancherò di ripetere che vanno adottate tutte le precauzioni necessarie ad evitare che i contagi vadano fuori controllo».

Vista la situazione tragica, qualcuno suggerisce di organizzare uno screening di massa. «Non si può fare - ha chiosato Severin - la città ha oltre 30 mila abitanti, avremmo delle code di macchine ingestibili, lo screening lo stanno già facendo i medici di base con le impegnative per i tamponi». 
 

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