L’esercito dei tracciatori, ora sono ottanta. La Cgil: maglie del contagio troppo larghe

Ancora tanti nuovi positivi nella Marca, l’Usl replica alle accuse: «La nostra squadra funziona ed è la più grande in Veneto»

TREVISO
Il virus sembra inarrestabile, i contagi e i morti sono in costante ascesa. In un mese e mezzo oltre 23 mila nuovi infettati nella Marca individuati al tampone. Se al primo di novembre si contavano 11.968 positivi toccati nelle due ondate della pandemia, al primo di dicembre erano più che raddoppiati: ben 28.912. Negli ultimi 10 giorni indicatori ancora in salita: ogni giorno circa 600 nuovi trevigiani ammalati.
Per spezzare la catena del contagio l’Usl 2 ha messo in campo un esercito di contact tracer chiamati a identificare i contatti stretti dei positivi: circa 60 mila persone in tutta la provincia, una media di 5 persone da contattare per ogni soggetto che risulta positivo al test. Ma bastano? Pare di no, pare una corsa contro un dilagare continuo. 
 
ALLARME CGIL
Inizialmente l’azienda sanitaria aveva mobilitato 50 professionisti, a inizio novembre sono stati aumentati di altre 20 unità, dando seguito a una richiesta del dipartimento di Prevenzione: «C’è l’urgenza di far fronte all’impennata di casi». Ora i contact tracer sono stati portati a 83. Il personale è misto: in parte dipendenti dell’Usl e in parte operatori della cooperativa Cento Orizzonti. Ma secondo la Cgil ne servirebbero molti di più per arginare in modo efficace la galoppata del Covid. «Attorno alla persona Covid positiva che viene presa in carico le maglie per rintracciare i suoi contatti stretti sono ancora troppo larghe. Così salta la rete che dovrebbe stringersi attorno al positivo per evitare ulteriori contagi» segnala Marta Casarin, segretaria della Fp Cgil. «C’è quindi un pezzo che sfugge al sistema. È vero che le squadre di contact tracing sono state implementate, ma ancora non bastano, tanto che i cittadini spesso si arrangiano ad avvisare loro quanti sono stati esposti all’infezione, mentre una decina di grosse aziende private del territorio hanno affidato il servizio di screening alla sanità privata» aggiunge Casarin.
 
USL: IL SERVIZIO FUNZIONA
I vertici dell’Usl 2 non ci stanno e respingono al mittente le accuse formulate dalla Cgil. e sottolineano che non ci sono falle nel sistema, anzi, il team di lavoro è stato potenziato per fronteggiare al meglio la pandemia, tanto da essere il più numeroso a livello Veneto. 
«Tutto il gruppo dei nostri tracciatori sta lavorando molto bene, i pazienti Covid positivi vengono presi in carico nell’arco di un giorno, e subito si procede a ricostruire la rete dei loro contatti stretti, chiamarli al telefono, valutarli e collocarli in isolamento». Una macchina complessa, che si basa sull’intervista alla persona infettata, la raccolta dei dati sulle persone frequentate e la fiducia reciproca. Alla luce dell’aggravarsi dell’epidemia con l’arrivo dell’inverno l’azienda sanitaria ricorda di aver puntato tempestivamente su personale aggiuntivo con l’appalto a Cento Orizzonti per garantire la segnalazione dei positivi e il rintraccio dei contatti, così da gestire efficacemente l’emergenza. 
«Abbiamo le coperture di personale adeguate per effettuare il contact tracing» ribadisce la direzione dell’Usl di Marca «e stiamo rispondendo alla popolazione in tempi rapidi».

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