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Consumo suolo, Treviso prima in Veneto

Un cantiere della Pedemontana Veneta

Effetto Pedemontana, capannoni e sbancamenti. Il report dell’Ispra certifica la maglia nera per la nostra provincia nel 2019

TREVISO. Effetto Pedemontana, cave, capannoni, lottizzazioni e sbancamenti: nel 2019 vola ancora il consumo di suolo nella provincia di Treviso. I dati dell’ultimo rapporto nazionale elaborato dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), e del report su scala regionale curato dall’Arpav, assegnano alla Marca la maglia nera, in ambito nazionale, su questo delicato fronte di tutela dell’ambiente.

L’invasione di cantieri, aree industriali, cave, lottizzazioni e nuovi vigneti non si ferma: gli effetti? Nel 2019 le percentuali maggiori di consumo di suolo in Italia si sono registrate a Treviso (+0,44%) e Padova (+0,24%).

Il primato, poco invidiabile, si pone in totale antitesi rispetto agli obiettivi europei che fissano, entro il 2050, il parametro di consumo netto di suolo pari a zero. Anziché rallentare bruscamente, qui si continua a primeggiare. Treviso lo fa in buona compagnia delle altre province venete: guardando infatti allo scenario nazionale la nostra regione, in termini assoluti, è la seconda dopo la Lombardia con 217.619 ettari di suolo consumato pari all’11,87% del territorio. I lombardi fanno meglio, si fa per dire, e raggiungono il 12,05%; terzo posto alla Campania con 10,30%.

Un altro (triste) primato emerge osservando il trend: in termini assoluti il Veneto è stata la regione dove nell’ultimo anno si è registrato l’incremento maggiore, con 785 ettari di suolo “vergine” trasformato, di cui 182 sono nel territorio trevigiano. Un ulteriore indicatoreche emerge dal rapporto Ispra, pubblicato a luglio, segnala che nella nostra regione per ogni “nuovo abitante” si sono consumati più di 10 mila metri quadrati: difficile spiegare questi indici di consumo del territorio come frutto della crescita demografica.

Come inquadrare il “caso Treviso”? Facendo un ultimo confronto con le altre province ad alto consumo di suolo, Treviso è in settima posizione con una percentuale del 16,73% di spazi “artificiali” in rapporto alla superficie totale del territorio, sotto a Monza e Brianza (record assoluto con 40,56%), Napoli (33,89%), Milano (31,55%), Varese (20,93%), Trieste (20,60%) e Padova (18,55%). Nel determinare il balzo record della Marca su questo fronte, come sottolineato dal rapporto regionale dell’Arpav, hanno giocato un ruolo importante i cantieri della Pedemontana.

Guardando nel dettaglio, comune per comune, le tabelle dell’Ispra, gli aumenti percentuali di suolo consumato maggiori, registrati nel 2019, coincidono con i territori interessati del tracciato della superstrada: Volpago del Montello (14,82 ettari in più, crescita del 2,2% rispetto al 2018), Giavera del Montello (+1,8%), Povegliano (+1,5%), Spresiano (+1,5%). Da sola la nuova infrastruttura ha comportato un consumo di suolo (tra Vicenza e Treviso) di 573 ettari, di cui 30 registrati nel 2019.

La “Pedemontana” non è l’unica protagonista. Con l’ausilio di mappe, il rapporto Arpav evidenzia come i fattori che contribuiscono a determinare questo processo siano molteplici. Il record di Volpago, ad esempio, è dato dal combinato disposto “Pedemontana” (11,5 ha di cantieri, 1,8 ha per lo svincolo) e attività di cava (2,5 ha). Ai piani alti della graduatoria comunale troviamo anche Vittorio Veneto (14,2 ha) per effetto di “sistemazioni agrarie”. Il rapporto Arpav evidenzia un maxi sbancamento, probabilmente legato all’impianto di un nuovo vigneto, di 99mila metri quadrati. Chiamatelo: “effetto Prosecco”.

Poi ci sono i capannoni, vero feticcio estetico della “macroregione”. Qui i tecnici dell’Agenzia regionale per l’ambiente fanno l’esempio di Castelfranco: nella frazione di Salvarosa, da sola, la nuova sede di Imballi Spa, è andata ad occupare un’area di 70 mila metri quadrati, con 40 mila metri quadri di edificio. Il mondo del commercio, della grande distribuzione e lo sviluppo immobiliare di nuove lottizzazioni chiudono il quadro. «Il consumo di suolo, il degrado del territorio e la perdita delle funzioni dei nostri ecosistemi» scrive Stefano Laporta presidente Ispra nella sua nota introduttiva «continuano a un ritmo non sostenibile».—


 

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